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Termini e condizioni

Benvenuto nel sito ufficiale della Parrocchia di San Michele Arcangelo in Monte Porzio (Pesaro e Urbino)
Ancora sull'acqua PDF Stampa E-mail

Specchio d'acqua

di Stefano Femminis

L'Italia degli anni Dieci, un po' sonnecchiante quanto a impegno civile e partecipazione sociale, ha battuto un colpo. La raccolta di firme per indire il referendum abrogativo della cosiddetta "legge Ronchi", la quale apre le porte alla privatizzazione dell'acqua, è stata un successo. A metà maggio le firme erano già 516mila: in meno di un mese di banchetti è stata dunque raggiunta la soglia minima richiesta.
È una conferma, per quanto piccola, di una tendenza che va ben oltre i confini nazionali. Attorno all'"oro blu" sempre più frequentemente si confrontano e si scontrano interessi, scelte politiche, visioni del mondo. Ancora meglio,

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Il compito dei cristiani. PDF Stampa E-mail
Vivere la crisi con lucidità,
di Vittorio Nozza

Diversi fattori mettono a rischio giustizia, solidarietà e pace. Il consumismo ha fiaccato tutti. Occorre riscoprire il diritto-dovere del lavoro. Come possono contribuire Chiese e fedeli? Presenza, responsabilità, educazione, azione Ci sono fattori che mettono a rischio la giustizia, la solidarietà e la pace nel paese. Per esempio la caduta del senso della moralità e della legalità nelle coscienze e nei comportamenti di molti; la caduta della coscienza sociale, come percezione dell'intreccio tra bene personale e bene comune; il calo della tensione partecipativa, con una percezione della politica sempre più lontana dai bisogni della gente.
Numerosi sono i segni di eclissi della giustizia e della legalità: la grande criminalità (mafie, sfruttamento di donne e minori, immigrazione illegale...), l'aumento della piccola criminalità e una facile assuefazione ad essa. Ancor più preoccupante è la presenza di una forte criminalità organizzata, fornita di ingenti mezzi finanziari e di collusive protezioni, che spadroneggia in varie zone del paese, impone la sua legge e il suo potere, condiziona l'economia del territorio. Inquietante è poi la criminalità cosiddetta dei colletti bianchi, che volge a illecito profitto la funzione di autorità di cui è investita e usa la pubblica amministrazione per interessi di parte. Le risposte istituzionali sembrano
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Un bidone da 118 milioni di dollari. «Paghino i petrolieri» PDF Stampa E-mail

Il Manifesto


La Casa Bianca presenta una bozza di legge sul danno della marea nera. E alza la tassa sul greggio.

 

Il governo degli Stati uniti prevede di spendere 118 milioni di dollari per far fronte al danno provocato dall'attuale marea nera nel Golfo del Messico, cioè gli interventi di bonifica e i risarcimenti. E' la cifra indicata nella proposta di legge «sulle misure da adottare in caso di dispersioni di petrolio», presentata ieri dalla Casa Bianca.
Quei 118 milioni sono una cifra una tantum per questo specifico caso, ha spiegato ieri un dirigente dell'Ufficio per il budget del governo federale, Jeff Liebman.
E sarà in gran parte coperta da Bp, proprietaria del pozzo all'origine del disastro. La legge, che andrà al Congresso per essere discussa e approvata, propone però anche alcune misure che varranno per il futuro. Una è di aumentare di un centesimo a barile la tassa che le compagnie petrolifere già pagano per finanziare un «Fondo per i danni
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La via crucis dei cristiani turchi PDF Stampa E-mail
Cronologia dei principali episodi di violenza a danno dei fedeli, dall'omicidio di don Santoro a oggi.

La Turchia è stata la prima terra di missione nella storia della Chiesa. Qui il Vangelo arrivò da Gerusalemme grazie alla predicazione di san Paolo che fondò numerose comunità. Luoghi come Antiochia, Tarso, Efeso, Mileto, Perge, Galazia, Nicea, Calcedonia appartengono alla storia della cristianità.
Ma oggi? I cristiani in Turchia sono attualmente lo 0,15 per cento su una popolazione di 70 milioni di abitanti. Complessivamente sono circa 125-130 mila, in gran parte ortodossi: 80 mila armeni (presenti quasi esclusivamente a Istanbul), 10 mila di rito siriaco (residenti a Istanbul e Smirne, ma provenienti dal sud-est del Paese), 10 mila di rito arabo (prevalentemente nel sud, dipendenti dal patriarcato di Antiochia, ad Aleppo) e tremila di rito greco (che fanno capo al patriarca Bartolomeo I, residente ad Istanbul, primus inter pares tra i capi delle Chiese ortodosse).
I cattolici sono circa 30 mila: 20 mila di rito latino, divisi in tre diocesi: Istanbul, Smirne e Anatolia; 2 mila armeni
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«Pazzo» l'assassino o chi predica disarmato? PDF Stampa E-mail
di Gerolamo Fazzini - Avvenire

Dopo la tragica fine del vescovo Padovese,chi è più 'pazzo'? Il giovane turco che, 'ispirato da una voce', si arma di un coltello e uccide un vescovo disarmato, un uomo di pace, al cui servizio opera da anni? Oppure lo sparuto gruppo di religiosi e suore (italiani ed europei) che da anni  in obbedienza a una vocazione precisa, non certo per vacuo eroismo  condivide con la Chiesa turca una delicatissima sorte, una sottile persecuzione?
Dell'instabilità mentale  vera o presunta di Altun Murat, l'autista di monsignor Luigi Padovese, molto si parla in queste ore. Il vescovo di Smirne, monsignor Ruggero Franceschini, ha dichiarato che «Altun non è affatto malato di mente» e anzi «si era sottoposto ad accertamenti solo per precostruirsi un alibi». Franceschini conosce molto bene la realtà turca: tra l'altro, è stato vicario apostolico dell'Anatolia prima di Padovese. Perciò fanno molto pensare le sue parole, che riecheggiano quelle che pronunciò nel dicembre 2007, all'indomani dell'aggressione subita da padre Adriano Franchini a Smirne: «Ancora una volta diranno che questo è un atto di un pazzo. Ma allora dobbiamo
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In ricordo di mons. Padovese, martire che ha amato la Turchia PDF Stampa E-mail
di Maria Grazia Zambon

AsiaNews -  Iskenderun - 7 giugno 2010
Padovese2Un ritratto del vescovo ucciso il 3 giugno scorso, la sua bontà fraterna con cristiani e musulmani; la sua tenacia a far rivivere le Chiese fondate da S. Paolo. Una meditazione da parte di una collaboratrice di mons. Padovese.
Un fulmine a ciel sereno. Nel mio ufficio parrocchiale stavo ripensando al colloquio appena terminato con il Provinciale dei gesuiti in Medio Oriente si parlava della piccola comunità cristiana in Turchia e del suo futuro in questa terra  quando arriva una telefonata dalla Francia che in un italiano stentato, mi chiede se è vero che era stato ammazzato mons. Padovese. Mi sento rabbrividire e rimbrotto:Ma che razza di scherzo é questo?.
Cosi scrivono le agenzie turche e volevamo averne conferma, ribadisce la donna dall'altra parte della cornetta, pregandomi di interessarmi della veridicità della notizia. Da qui il tam tam delle telefonate, ricevendo solo un'amara e sconcertante risposta: É vero. Solo una mezz'ora prima l'autista del vescovo Luigi Padovese, un giovane 26enne, non sposato, turco e musulmano, aveva accoltellato e sgozzato colui da cui aveva sempre ricevuto solo del bene.
Sul perché rimangono profondi dubbi fatti di luce e di ombre inspiegabili, confessioni bizzarre e contradditorie dell'omicida.
La triste e dolorosa verità é che il Vicario episcopale dell'Anatolia, pastore e guida di un gregge che ora si sente smarrito impaurito e sgomento, non c'é più.
Avvolti in un pesante silenzio, i suoi cristiani hanno cominciato ad arrivare in Vicariato, nella sua casa qui ad
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Mons. Luigi Padovese assassinato PDF Stampa E-mail
padoveseE' stato accoltellato da un suo collaboratore. Un pastore molto impegnato nell'ecumenismo e nel dialogo con l'islam. Si preparava ad andare a Cipro ad incontrare il papa. Il suo ricordo per don Andrea Santoro. Un commento da parte del direttore della Sala stampa vaticana.
Mons. Luigi Padovese, vescovo di Iskanderun, nell'Anatolia, è stato ucciso oggi verso le 13. Un suo amico sacerdote l'aveva incontrato poco dopo le 12 e aveva parlato con lui.
I primi sospetti sull'autore dell'assassinio cadono sul suo autista e collaboratore, un musulmano che collaborava da tempo con il prelato, che lo avrebbe accoltellato. Secondo testimoni in questi giorni l'autista sembrava depresso, violento pieno di minacce.
Mons. Padovese, 63 anni, era dal 2004 vicario apostolico dell'Anatolia e attuale presidente della Conferenza episcopale turca.
Il vescovo era molto impegnato nell'ecumenismo e nel dialogo con l'Islam, come anche nel far rivivere le diverse comunità cristiane turche. Ieri aveva incontrato le autorità turche per affrontare i problemi legati alle minoranze cristiane. Domani sarebbe andato a Cipro, per incontrare Benedetto XVI, in viaggio sull'isola per pubblicare l'Instrumentum Laboris del Sinodo per le Chiese del Medio oriente.
La Chiesa turca non è nuova a violenze, uccisioni e minacce. Nel 2006 era stato ucciso a Trabzon il sacerdote Fidei Donum don Andrea Santoro.
Nello stesso 2006, alla messa di suffragio per il sacerdote ucciso, mons. Padovese aveva detto: Noi perdoniamo chi ha compiuto questo gesto.
Non è annientando chi la pensa in modo diverso che si risolvono i conflitti. L'unica strada che si deve percorrere è
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C'è una speranza a Manila PDF Stampa E-mail
di Gerolamo Fazzini  (Avvenire)

Aquino Jr presidente a furor di popolo. Sfida ardua e che non può esser persa.

Ha vinto, come da pronostico. In quelle che il presidente della Conferenza episcopale aveva definito come le elezioni più importanti della storia del Paese, i cittadini delle Filippine hanno scelto di premiare Benigno Aquino, terzo membro della dinastia politica più popolare degli ultimi decenni. E la Borsa di Manila ha salutato prontamente la netta vittoria, facendo segnare un +3.85%. Ora però, per 'Noynoy' (questo il nomignolo affibbiato al cinquantenne con il volto da ragazzo) viene il difficile. Dovrà dimostrare di non vivere di sola luce riflessa. Dovrà meritarsi l'ondata di calore che l'ha circondato nell'agosto scorso dopo la morte della madre, la celebre Cory Aquino, quando maturò la sua candidatura alla presidenza. A colui che sin qui è stato un parlamentare a dir poco mediocre, tocca ora dar prova delle proprie capacità per non rivelarsi, come più d'uno invece teme, troppo distante dalla statura politica del padre Benigno, assassinato da sicari del dittatore Marcos nel 1983.
In casi come questo, infatti, portare un cognome altisonante può giovare alla causa.
Ma fatalmente scattano, impietosi, i confronti. Se il padre del neopresidente - imprigionato da Marcos ai tempi della legge marziale, quindi costretto a fuggire negli Usa e di nuovo protagonista della vita politica nel suo Paese, prima di essere tolto di mezzo con la violenza - rappresenta un simbolo di coraggio e amore al popolo, la madre, Cory, è la leader del 'People Power', protagonista della celebre Rivoluzione dei rosari che nel 1986 vide milioni di cittadini, per le vie della capitale protestare pacificamente contro i brogli e i soprusi di Marcos, fino a costringerlo all'esilio. Prima donna asiatica a diventare presidente, Cory Aquino ancor oggi nelle Filippine è un'icona.
Non è impresa facile raccogliere un'eredità del genere. Certo, l'ex presidente, Gloria Macapagal Arroyo, lascia il suo posto senza troppi rimpianti nella gente, specie a causa dei numerosi scandali in cui è finita. Certo, gli sfidanti di Benigno Aquino erano tutt'altro che invincibili: l'ex Joseph Estrada (già presidente dal 1998 al 2001) tornava in scena dopo le dimissioni forzate, causa pesanti accuse di corruzione e un periodo in carcere.
L'altro contendente, Manny Villar, quinto uomo più ricco del Paese secondo Forbes , era scivolato sulla buccia di banana di un conflitto di interesse (avrebbe spinto la realizzazione di una grande arteria stradale in una zona dove possiede terreni).
Il neopresidente ha promesso che la lotta alla corruzione sarà il suo primo e principale impegno. Un gesto azzeccato, visto che, insieme a Vietnam e Cambogia, le Filippine guidano la classifica dei Paesi asiatici meno trasparenti. Ora, però, il popolo aspetta al varco 'Noynoy'. Finiti i festeggiamenti, c'è un Paese che attende scelte concrete e urgenti. Un Paese attanagliato dalla disoccupazione, in cui una famiglia su 10 vede un suo membro partire per cercare lavoro in Europa o in Medio Oriente. Un cognome famoso, a questo punto, non suona come un vantaggio, ma rappresenta una responsabilità in più.
 
Legge sull'acqua PDF Stampa E-mail
 "vittoria" per i popoli indigeni

Le organizzazioni indigene hanno proclamato la "vittoria" per la fallita approvazione della nuova legge sulle risorse idriche, nota anche come 'Ley de Aguas', bloccata inaspettatamente Mercoledì dalla Corte Costituzionale anche grazie alle pressioni dei popoli nativi. "Le mobilitazioni hanno fatto sì che la legge fosse fermata" ha detto il presidente della Confederazione delle nazionalità indigene (Conaie), Marlon Santi, promotore delle proteste avviate già lo scorso anno contro la nuova normativa che, secondo i movimenti autoctoni, porterà alla privatizzazione dell'acqua a beneficio delle grandi industrie, togliendo loro la tradizionale amministrazione delle fonti idriche nei territori di appartenenza. I massimi dirigenti indigeni si sono riuniti nel parco "El Arbolito" a Quito, vicino al parlamento, annunciando di essere pronti a riprendere le proteste se non verrà rispettato il pronunciamento dell'alta corte: i giudici hanno stabilito che le comunità locali dovranno essere consultate prima del varo della nuova legge, in un lasso di tempo massimo di cinque mesi. "La difesa dell'acqua non è solo per i popoli indigeni, ma per tutti gli ecuadoriani. D'ora in poi nessuna legge potrà essere approvata senza che le organizzazioni sociali diano il loro apporto" ha sottolineato Santi. Per il presidente della Federazione delle organizzazioni contadine, indigene e nere (Fenocin), Luis Andrango, la "vittoria" è stata raggiunta grazie all'unità dei movimenti nativi che continueranno a battersi per "un nuovo modello di sviluppo armonico con la natura e una società molto più giusta, interculturale e solidale". [FB]
 
Vivere la missione in tempo di crisi PDF Stampa E-mail
di P. Stefano Camerlengo, IMC

I missionari sono come le "sentinelle del mattino", perché vivono ai confini geografici, sociali, culturali, ambientali, politici... proprio perché, per vocazione, vivono situazioni di limiti, i missionari riescono a cogliere i segni premonitori dei tempi e sono sempre pronti a cercare delle risposte alle sfide epocali, come anche oggi in questa crisi che tocca tutti gli aspetti della convivenza umana, sociale, ambientale, religiosa e finanziaria...
I missionari, però, non sono tutti uguali; difatti ci sono quelli che creano eventi, a volte carismatici, sorprendenti e originali allo scopo di scuotere l'immaginario degli altri, provocarli e stimolarli per uscire dagli schemi stereotipi; altri invece vivono la loro fedeltà alla missione nella quotidianità, nella semplicità della testimonianza e nel nascondimento.
Questi due modi di affrontare le sfide sono ambedue necessari e non devono essere contrapposti, anzi devono articolarsi sempre più - meglio se si realizzano nella vita di ogni missionario - mettendo bene a fuoco prima di tutto
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Assemblea CEI PDF Stampa E-mail
Discorso di Sua Santità Benedetto XVI alla Cei 61a Assemblea Generale - Roma - 24÷28 maggio 2010

Venerati e cari Fratelli,

nel Vangelo proclamato domenica scorsa, Solennità di Pentecoste, Gesù ci ha promesso:"Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto" (Gv 14, 26). Lo Spirito Santo guida la Chiesa nel mondo e nella  storia.  Grazie  a  questo  dono  del  Risorto,  il  Signore  resta  presente  nello  scorrere  degli eventi;  è  nello  Spirito  che  possiamo  riconoscere  in  Cristo  il  senso  delle  vicende  umane.  Lo Spirito  Santo  ci  fa  Chiesa,  comunione  e  comunità  incessantemente  convocata,  rinnovata  e rilanciata  verso  il  compimento  del Regno  di Dio. È  nella  comunione  ecclesiale  la  radice  e  la ragione fondamentale del vostro convenire e del mio essere ancora una volta con voi, con gioia, in occasione di questo appuntamento annuale; è la prospettiva con la quale vi esorto ad affrontare i  temi  del  vostro  lavoro,  nel  quale  siete  chiamati  a  riflettere  sulla  vita  e  sul  rinnovamento dell’azione  pastorale  della  Chiesa  in  Italia.  Sono  grato  al  Cardinale  Angelo  Bagnasco  per  le cortesi e intense parole che mi ha rivolto, facendosi interprete dei vostri sentimenti: il Papa sa di poter contare sempre sui Vescovi italiani. In voi saluto le comunità diocesane affidate alle vostre cure, mentre estendo il mio pensiero e la mia vicinanza spirituale all’intero popolo italiano.
Corroborati dallo Spirito, in continuità con il cammino indicato dal Concilio Vaticano II, in  particolare  con  gli 
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Sacra Sindone PDF Stampa E-mail
PASSIO CHRISTI PASSIO HOMINIS
di Giuseppe Orsini

Giorni fa sono stato a Torino con la famiglia per l’Ostensione della “Sindone di Gesù Nazareno”. Per me è la quarta Ostensione della Sindone. Con immutato stupore, come la prima volta, nel 1978. Ne scrivo solo ora per evitare l’influenza della indubbia commozione: la visita in Duomo è avvenuta martedì 27 aprile. Ma emozione e commozione non scemano! “Passio Christi passio hominis” Questo il motto scelto dal Cardinale Severino Poletto, Arcivescovo di Torino, per l’Ostensione del 2010. Poletto ha inteso collegare Passione, Morte e Resurrezione del Signore alla sofferenza dell’uomo – anch’egli destinato alla resurrezione - di ogni tempo e luogo. La Sindone, che quasi duemila anni fa ha avvolto la salma di un uomo crocifisso, testimonia quanto raccontano gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Gesù fu crocifisso verso mezzogiorno di un venerdì di aprile (presumibilmente nel 30 dC) e spirò verso le tre del pomeriggio. Venuta la sera (era la vigilia della Pasqua ebraica), Giuseppe d’Arimatèa, autorevole membro del Sinedrio, chiese a Ponzio Pilato di poter seppellire Gesù nel suo sepolcro nuovo, scavato nella roccia a poca distanza dal Golgota. Ottenuto il permesso, deposto il corpo di Gesù dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo acquistato appositamente e lo mise nella sua tomba (Gv 19, 38-42). Da quel momento, Gesù rimase nel sepolcro per due notti ed un giorno (33/36 ore) fino all’alba della domenica. Sulla Sindone è impressa l’immagine del corpo che ha avvolto. Non c’è traccia di decomposizione, né del corpo, né del lino che lo ha avvolto. Storia evangelica (Gv, cap. 19 e 20) e testimonianza visiva (Sindone) Ho rivissuto Passione, Morte e Resurrezione di Cristo seguendo il Vangelo di Giovanni, allora giovanissimo discepolo (sì e no diciannovenne all’epoca) al quale Gesù – morente sulla Croce – affidò sua
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Sindone: le prove della resurrezione PDF Stampa E-mail
“Tutta la terra desidera il tuo volto”

di Antonio Socci

In questa frase della liturgia sta il segreto della Sindone che continua ad attrarre milioni di persone. E’ l’attrazione per colui che la Bibbia definiva “il più bello tra i figli dell’uomo”. E che qui è “fotografato” come un uomo macellato con ferocia. La Sindone non è solo “una” notizia oggi, perché inizia la sua ostensione. E’ “la” notizia sempre. Perché documenta – direi scientificamente – la sola notizia che – dalla notte dei tempi alla fine del mondo – sia veramente importante: la morte del Figlio di Dio e la sua resurrezione cioè la sconfitta della morte stessa.

Sì, avete letto bene. Perché la sindone non illustra soltanto la feroce macellazione che Gesù subì, quel 7 aprile dell’anno 30, con tutti i minimi dettagli perfettamente coincidenti con il resoconto dei vangeli, ma documenta anche la sua resurrezione: il fatto storico più importante di tutti i tempi, avvenuta la mattina del 9 aprile dell’anno 30 in quel sepolcro appena fuori le mura di Gerusalemme.

Che Gesù sia veramente vivo lo si può sperimentare – da duemila anni – nell’esperienza cristiana. Attraverso mille segni e una vita nuova. Ma la sindone porta traccia proprio dell’evento della sua resurrezione.

Ce lo dicono la medicina legale e le scoperte scientifiche fatte con lo studio dettagliato del lenzuolo per mezzo di sofisticate apparecchiature. Cosicché questo misterioso lino diventa una speciale “lettera” inviata soprattutto agli uomini della nostra generazione, perché è per la prima volta oggi, grazie alla moderna tecnologia, che è possibile scoprire le prove di tutto questo.

Cosa hanno potuto appurare infatti gli specialisti? In sintesi tre cose.

Primo. Che questo lenzuolo – la cui fattura rimanda al Medio oriente del I secolo e in particolare a tessitori ebrei (perché non c’è commistione del lino con tessuti di origine animale, secondo i dettami del Deuteronomio) – ha

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Una mobilitazione contro ogni forma di discriminazione e di razzismo PDF Stampa E-mail
Fratelli e sorelle universali nella città conviviale

Nella mia città nessuno è straniero. Nella mia scuola, nel mio ospedale, nella mia associazione, nella mia chiesa, in ogni ambiente per noi nessuno è straniero. Nella nostra terra, in tutti i luoghi di convivenza di cui nessuno è padrone ma di cui siamo tutti ospiti e che tutti dobbiamo curare in modo responsabile, nessuno è straniero alla dignità umana.
L'Assemblea nazionale di Pax Christi, riunita a Triuggio-Milano il 17-18 aprile 2010, dopo aver ascoltato il saluto del cardinale Carlo M. Martini, la relazione del suo presidente mons. Giovanni Giudici, la comunicazione di don Roberto Davanzo, responsabile della Caritas ambrosiana, intende diffondere con forza il messaggio che ha animato la sua riflessione operativa.
Non vogliamo vivere in città di non-persone, di non-cittadini. Scegliersi il cittadino gradito, "scegliersi l'ospite -osservava sant'Ambrogio- è avvilire l'ospitalità". E' avvilire, quindi noi stessi. E' oscurare la gloria di Dio che risplende sul volto di ogni persona.
Viviamo un momento di rottura costituzionale. Dovere civico degli operatori di pace e di tutti è arrestare e prevenire
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Educazione e denuncia ferma PDF Stampa E-mail
Il doppio ruolo pastorale della Chiesa, di Salvatore Giuliano

Il segnale dato con l'iniziativa anti-racket a Reggio Calabria  

Ancora una volta le energie sane della nostra società riescono a dare segnali di speranza in un Mezzogiorno sfregiato e umiliato dalle forze brutali della mafia e della camorra. La mobilitazione di Reggio Calabria, promossa alcuni giorni fa da 'Libera' e da tante altre associazioni, continua a suscitare un plebiscito di consensi per la denuncia del dramma del racket che non può essere tollerato e ignorato in un nessun angolo del Meridione. E la Chiesa, in prima linea, rappresentata dall'arcivescovo Vittorio Mondello e da don Ciotti, ha dato continuità a un'azione di denuncia e di proposta che ha caratterizzato la sua azione pastorale nel Sud del nostro Paese. Ci risuonano ancora nella mente e nel cuore le parole pronunciate con veemenza profetica il 9 maggio del 1993 da Giovanni Paolo II nella
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Nuovo portale religioso PDF Stampa E-mail
Nuovo portale religioso promosso da Conferenza Episcopale e Rai

"Il portale segnala l'intenzione della Chiesa italiana per un linguaggio di cui si avverte il bisogno affinché l'informazione e la comunicazione intorno al fatto religioso siano tempestive, efficaci, multimediali": lo ha detto monsignor Domenico Pompili, Sottosegretario e direttore dell'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) a proposito del portale www.religionecattolica.rai.it - online da oggi - promosso da RaiNet in collaborazione con l'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI. Il nuovo spazio web multimediale riguarda le rubriche religiose del palinsesto Rai e l'informazione prodotta dalle redazioni giornalistiche sugli eventi ecclesiali. Documenti del magistero, notizie, eventi ecclesiali, iniziative di solidarietà arricchiscono il portale grazie alla collaborazione con lo staff del sito internet www.chiesacattolica.it. Il portale tematico fornirà agli utenti di internet un nuovo spazio multimediale di approfondimento e riflessione dedicato alle principali espressioni religiose presenti nel nostro paese. "Siamo lieti di poter sostenere gli obiettivi di comunicazione multimediale della Chiesa cattolica - ha detto l'amministratore delegato di RaiNet e direttore di 'Rai Nuovi Media', Piero Gaffuri - attraverso la ricca offerta editoriale di natura religiosa della Rai. E il web Rai - che registra ogni mese oltre sette milioni di utenti unici - è il mezzo che maggiormente si presta a un'informazione completa e puntuale". [PMB]
 
Per crisi e guerre niente Tg PDF Stampa E-mail
Per crisi e guerre niente Tg, di Luciano Scalettari
Famiglia Cristiana
C'è un mondo "dimenticato" dai notiziari, è quello dei conflitti e di alcune malattie. La denuncia di Medici senza Frontiere, nel Rapporto sulle "Crisi dimenticate 2009".

Le crisi più dimenticate dalla Tv
Un misero 6 per cento. Questa la percentuale di notizie dedicate dai sei telegiornali nazionali alle crisi dimenticate nel 2009. Il rapporto di Medici senza frontiere è giunto alla 11° edizione (e quest'anno per la prima volta pubblicato anche in un libro) mostra dati alla mano che la situazione non è diversa da quella degli ultimi anni, non solo nella scarsissima visibilità data dai Tg alle crisi umanitarie e belliche, ma anche nella tendenza all'ulteriore riduzione di spazi: sostanziale parità con i dati dell'anno scorso (6 per cento anche nel 2008), tendenza al calo rispetto ai due anni precedenti (nel 2007 si era arrivati all'8 per cento e nel 2006 al 10 per cento).
Il rapporto di Msf evidenzia anche un altro elemento preoccupante: si accentua sempre più la tendenza a occuparsi delle crisi quando in qualche modo vi sono implicazioni italiane oppure internazionali. In altre parole, se si parla molto di Afghanistan è perché c'è la missione militare italiana (e internazionale) dispiegata nel Paese, e la gran parte delle notizie non riguarda la crisi umanitaria o le sofferenze patite dalla popolazione afghana, ma le vicende delle missioni militari. Oppure, se improvvisamente si verifica un picco di notizie nei Tg sulla fame nei Paesi poveri è perché si svolge qualche importante vertice internazionale sul tema.
La ricerca, condotta per conto di Msf dall'Osservatorio di Pavia, ha anche messo a confronto due notizie di cronaca giudiziaria che nel 2009 hanno avuto risalto nell'informazione televisiva italiana con alcune delle crisi umanitarie. Ecco il confronto: al delitto di Perugia sono state dedicate 536 notizie contro le 53 sullo Sri Lanka; un anno di crisi umanitaria in Pakistan ha meritato 225 servizi, contro i 585 che hanno visto protagonista la vicenda del delitto di Garlasco.
Nell'indagine è riportato un'altra serie di raffronti che fa pensare: alle due stagioni di saldi (invernale ed estiva) i Tg
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Abbandonarsi a Dio PDF Stampa E-mail
Mons Rault, vescovo di Laghouat-Gardaia,  scrive:"In Algeria non ci è concesso rivelare Cristo attraverso la predicazione. È un serio limite, ma forse anche una felice provocazione. Il nostro mondo soffre di una tale inflazione della parola! Gridare il Vangelo per tutta la vita, per riprendere un'espressione cara a Charles de Foucauld, ecco la nostra vocazione oggi in Algeria. Essere presenti a mani nude. Vivere con tutti nel nome della gratuità dell'Amore di Gesù. Il domani non ci appartiene". 
Primato di Dio
Mi aiutano molto le riflessioni sul vissuto dei primi confratelli del Pime partiti per l’Oceania. Dopo le difficoltà incontrate  ci si domandava in Italia, se fosse stata una vera cocciutaggine andare nella Melanesia. I Maristi non ci avevano nascosto le difficoltà. Ma i nostri dicevano: “Que le cœur saigne quand on voit la misère de ces peuples », (Che il cuore sanguini quando si vede la sofferenza di questi popoli). Taglioretti (uno dei testimoni degli inizi del PIME) scrisse : “ Ubbidirono, non scelsero ! Partirono a questi patti : sacrificar tutto a Dio”!
Giovanni Mazzucconi, il primo martire diceva: “Signore per voi solo voglio vivere, per voi morire”.  Di lui hanno scritto: “ E’ un innamorato di Dio perché al culmine dello sviluppo spirituale non troviamo più il giovane entusiasta, che si disperde in una molteplicità di ideali, ma l’adulto nello spirito, che pur non rinnegando nessuno di tali ideali, ne ha intuito uno sublime, tale da relativizzare tutti gli altri - Dio”.  Mons.Marinoni, primo direttore dell’Istituto per più di quarant’anni, ripeté anche prima di morire: “Il missionario è l’uomo della fede”.
Per me, oggi, la presenza in Algeria è anzitutto un’occasione per risentire ancora più forte la presenza di Dio.

Preghiera del Beato Charles De Foucauld
Padre, mi abbandono a Te, fa' di me ciò che ti piace. Qualsiasi cosa tu faccia di me, ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me, e in tutte le tue creature: non desidero nient'altro, mio Dio.
Rimetto l'anima mia nelle tua mani, te la dono, mio Dio, con tutto l'amore del mio cuore, perché ti amo.
E per me un'esigenza di amore, il donarmi a Te, l'affidarmi alle tue mani, senza misura, con infinita fiducia: perché Tu sei mio Padre.
 
In un secolo forte incremento dei fedeli cristiani e di quelli islamici PDF Stampa E-mail
Negli ultimi 100 anni si è registrato un forte aumento dei fedeli cristiani e di quelli musulmani in Africa. Lo rivela un rapporto presentato il 15 aprile a Washington dal Pew Research Center, frutto di un sondaggio condotto su 25mila africani tra il dicembre del 2008 e l'aprile del 2009, in 60 lingue e 19 Paesi (Botswana, Camerun, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Ghana, Gibuti, Guinea Bissau, Kenya, Liberia, Mali, Mozambico, Nigeria, Rwanda, Sudafrica, Senegal, Tanzania, Uganda e Zambia).
Secondo il rapporto il numero dei musulmani nell'Africa subsahariana è passato da 11 milioni nel 1900 a 234 milioni nel 2010. I cristiani sono cresciuti da 7 milioni nel 1900 agli attuali 470 milioni. Questo significa che un cristiano su cinque nel mondo e un musulmano su sette vive nell'Africa sub-sahariana. Tenendo conto anche dell'Africa settentrionale si è così creata una sostanziale parità tra il numero dei fedeli cristiani e di quelli musulmani in un continente dove si contano dai 400 ai 500 milioni di cristiani quanto di musulmani.
Gli estensori del rapporto sottolineano però che le credenze e le pratiche religiose tradizionali africane continuano ad essere adottate da un gran numero di musulmani e cristiani.
Il rapporto constata che nell'Africa sub-sahariana cristiani e musulmani hanno generalmente una visione positiva gli uni degli altri, e nella maggior parte dei Paesi relativamente poche persone pensano che vi sia ostilità contro i cristiani oppure contro i musulmani. Ma, musulmani e cristiani riconoscono che sanno relativamente poco della fede degli altri.
Molti africani affermano di essere preoccupati per l'estremismo religioso, anche all'interno della propria fede. Ad esempi diversi musulmani si dicono più preoccupati per la diffusione dell'estremismo islamico che di quello cristiano, mentre i cristiani in Ghana, Sudafrica, Uganda e Zambia si dicono più preoccupati per l'estremismo cristiano che non di quello islamico. (L.M.)
 
Invito al dialogo e alla pace PDF Stampa E-mail
Cattolici, buddisti e musulmani thai invitano al dialogo e alla pace

La Commissione nazionale per i diritti umani ha riunito l'arcivescovo di Bangkok, il rettore di un'università buddista e un esperto di legge islamica. I leader religiosi auspicano "un terzo incontro" fra governo e opposizione e chiedono un "Comitato speciale" di indagine sulle violenze del 10 aprile a Bangkok.  

Il governo di Bangkok e le "camicie rosse"devono mantenere un atteggiamento consapevole e rispettoso, non cercare di prevalere l'uno sull'altro, pensare agli interessi nazionali e mettere fine alle violenze che feriscono il Paese. È quanto chiedono tre leader religiosi - cattolico, buddista e musulmano - in un incontro promosso dalla Commissione nazionale thai per i diritti umani (Nhrc).

Umara Phongsapitch, presidente Nhrc, ha voluto riunire tre personalità in rappresentanza delle principali fedi religiose della Thailandia, per discutere della crisi politica attraversata dal Paese e le possibili iniziative per una soluzione pacifica. Al vertice, tenuto ieri presso il dipartimento governativo di Nonthaburi, hanno partecipato mons. Francis Xavier Kirengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok, Phradhamakosajarn, leader buddista, e Imron Maluleem, esperto di islam.

I tre leader religiosi lanciano uniti un appello per "un terzo vertice fra governo e Udd", il principale partito di opposizione, e la creazione di "un Comitato speciale di indagine" per analizzare i filmati relativi alle violenze del 10 aprile e la morte del cameraman giapponese. Un servizio ulteriore, spiegano, per "scoprire la verità" e accertare eventuale responsabilità delle parti in causa.

Mons. Francis Xavier Kirengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok e vice-presidente della Conferenza episcopale, sottolinea che il Paese può e deve "essere unito" nella diversità delle anime che lo costituiscono. "Dobbiamo spalancare i nostri cuori - afferma il prelato - e i manifestanti devono rispettare i diritti degli altri, visto che sono animati da nobili propositi, senza usare la violenza". Egli invita le parti a "tornare al dialogo" perché i thailandesi e i cattolici in particolare sono sempre "animati dalla speranza". L'arcivescovo di Bangkok esorta le parti a "mettere fine a violenze che feriscono il Paese" e confrontarsi all'insegna della "franchezza", alla ricerca di un "compromesso". "Vi è ancora speranza - aggiunge - per la società thai" perché "non siamo nemici, ma fratelli e sorelle".

Phradhamakosajarn, rettore dell'università buddista Mahachulalongkornrajavidyalaya, non nasconde le sue preoccupazioni per l'attuale situazione politica e richiama i cittadini "a comportarsi in modo consono, senza puntare allo scontro frontale". "La crisi sociale in Thailandia - sottolinea - va risolta secondo la Supremazia del Dharma, all'insegna della compassione e non della vendetta reciproca". Il leader buddista aggiunge che è necessario adottare le virtù religiose della pazienza e del perdono. "Invito il popolo thai - conclude - a mettere fine all'anarchia, perché i sacri valori del diritto e della legalità vanno usati in modo appropriato".

Imron Maluleem, musulmano e presidente di Sheikul Islam, invita a "non gettare benzina su fuoco" ma a "spargere acqua" per smorzare i toni delle polemiche. Egli spiega che è giunto il momento di trovare una "soluzione soddisfacente" per uscire dalla crisi. Priorità alla "giustizia", ribadisce, perché "senza giustizia non esiste armonia". Il leader islamico precisa che è tempo di "dar vita a una nuova cultura della politica... invece di aizzare la folla, si possono tenere proteste pacifiche nel rispetto della Costituzione".
 
Giù le mani dall'acqua PDF Stampa E-mail
l'appello di padre Zanotelli

"Questo è l'anno dell'acqua, l'anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l'acqua sarà merce o diritto fondamentale umano": così padre Alex Zanotelli, missionario comboniano impegnato per il riconoscimento di tanti diritti umani violati, in Africa prima e in Italia oggi, presenta il suo libro "Giù le mani dall'acqua" con il quale intende sostenere la lotta contro la mercificazione dell'acqua. Gli appelli e la campagne promosse dal missionario rientrano nell'ambito delle iniziative contro la legge Ronchi varata il 19 Novembre 2009 che consentirà la privatizzazione dell'acqua pubblica. "Una sconfitta della politica e una vittoria dei potentati economico-finanziari" definisce la legge padre Zanotelli secondo cui si apre la strada alla "mercificazione della creatura più sacra che abbiamo". Il libro di padre Alex sarà anche strumento per sostenere il Forum italiano dei movimenti per l'acqua che fra Aprile e Luglio di quest'anno proverà a raccogliere almeno 600.000 firme per un referendum abrogativo della legge Ronchi.[GB]
 
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