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A un anno dalla festa Giubilare del 2009 PDF Stampa E-mail

A un anno dalla festa nel 75° dell’incoronazione del SS. Crocifisso
Saluto conclusivo del predicatore P. Mariano di Loreto.


Memoria e testimonianza

Sappiamo che siamo chiamati a fare memoria.
Ogni giorno custodire gelosamente quello che abbiamo ricevuto. Prima il Vescovo parlava dell’eredità della nostra fede: custodire gelosamente la speranza, la verità e il mistero della Croce; custodire, fare memoria ogni giorno di quello che è per questa comunità cristiana di Monte Porzio, che è stato per lunghi secoli, questa immagine: l’amore, la fede, la devozione che tante generazioni hanno vissuto e che noi vogliamo continuare a conservare quasi con gelosia, consapevoli del valore di quello che ci è stato trasmesso.
Prima, durante la processione ho visto un gesto che credo sia la sintesi più efficace di ciò che stiamo dicendo: il gesto di una madre, una giovane mamma che al passaggio del Crocifisso ha preso la mano del figlio e ha segnato sul viso del bimbo il segno della croce, il segno che Dio ha comunicato a noi per la nostra salvezza.
Ecco, il primo auspicio, la prima preghiera al termine di queste celebrazioni: ogni giorno facciamo memoria di quello che abbiamo ricevuto.
Ci auguriamo di trovarci qui fra 25 anni…, ma se riusciamo a fare memoria, anche se non ci saremo noi, ci saranno tanti nostri fratelli e sorelle che continueranno a venerare questa immagine, a prostrarsi davanti al segno dell’amore.


La festa del SS. Crocifisso

E’ un fare memoria che diventa testimonianza.
Ecco l’altra parola che voglio lasciarvi. Questi giorni abbiamo riflettuto su tanti aspetti della croce. Guardando avanti, vorrei augurarvi che il frutto di queste celebrazioni sia quello di renderci autentici testimoni del Crocifisso.
In questi tempi liturgici della pasqua, la chiesa ci indica la testimonianza della prima Comunità cristiana del Risorto, ci invita ad essere noi oggi testimoni del Risorto; ma non possiamo esserlo se prima o allo stesso tempo non siamo testimoni della croce.
Per questa sera un ultimo sguardo alla Croce con gli occhi del cuore, contemplando i due bracci, quello verticale e quello orizzontale, nel segno dei quali il Padre tutto ci ha detto e tutto ci ha donato, tutta la verità e tutto l’amore. Il braccio verticale ci ricorda che la croce è il modello della nostra vita; che quelle parole di Gesù, “se volete seguirmi”, sono rivolte ai discepoli e sono rivolte a noi oggi: dovete rinnegare voi stessi, prendere la vostra croce e seguirmi. Ma ci ricorda anche che l’altra parola di Gesù, “voi tutti che siete affaticati e stanchi venite a me perché il mio giogo è soave, il mio carico leggero”, ci insegna la logica della croce: “Se il chicco di grano caduto a terra non muore, non porta frutto”.
Fratelli, sorelle, contemplando ancora una volta la croce chiediamo il dono di questa testimonianza, il dono di fidarci di questa logica di Dio. Quante occasioni abbiamo ogni giorno per morire con Gesù e, come Gesù, sperimentare in questa morte come la sua risurrezione diventa la nostra risurrezione. Quante volte ogni giorno ci è data l’occasione di dire al mondo la verità della croce, la verità della risurrezione, fidandoci di questa logica che il Padre ci ha rivelato. Se con Gesù moriamo, con Gesù risorgeremo.
Ma c’è anche il braccio orizzontale della croce. Questo ci ricorda che ciò che Gesù ha fatto per noi, noi siamo chiamati a farlo per gli altri; quella compassione che il Padre in Cristo ha avuto per noi, noi siamo chiamati ad averla per gli altri.
Il Crocifisso è il buon samaritano dell’umanità che con la croce si è messo a fianco delle nostre piaghe, delle nostre sofferenze, per versarvi il vino della speranza e l’olio della consolazione. Noi siamo chiamati a vivere la stessa compassione verso gli altri. Dobbiamo dircelo con serenità, senza offesa, ma quanta indifferenza c’è ancora dentro di noi e accanto a noi; quanto egoismo ci impedisce ancora di vedere le sofferenze di chi ci sta vicino, quanta superficialità ancora c’impedisce di farci accanto a queste sofferenze. Vedete, sono due aspetti che non si contraddicono, ma come i bracci della croce sono unite tra di loro; nella misura in cui saremo capaci di morire con Gesù, allora saremo capaci di compatire la sofferenza di chi ci sta accanto. La fede, la speranza, l’amore che ogni giorno ci permettono di morire con Gesù, allo stesso tempo ci permettono di compatire, consolare, alleviare il dolore di chi ci è vicino.
E questa è la vera e piena testimonianza della croce che noi personalmente, le nostre famiglie, questa comunità cristiana può donare al mondo.
E’ importante invocare qui la presenza di Maria la madre del Signore. La invochiamo come l’Addolorata, come la donna della croce, la donna della memoria, la donna della compassione. A lei affidiamo la nostra comunità cristiana, le nostre famiglie. Sia lei ogni giorno a sussurrarci, con la tenerezza della madre, la verità e il mistero della croce, perché possiamo farne vera memoria. Sia lei ogni giorno a condurci alle sofferenze dei fratelli, perché possiamo portare lì la compassione che viene dalla croce. Amen.

 

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