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OCCORRE PORTARE LA CROCE PER ESSERE SUOI DISCEPOLI
L'uomo si trova sempre di fronte a due vie fondamentali: quella del bene e quella del male, quella della vita e quella della morte. Cristo via, verità e vita è colui che incarna la strada della salvezza. Seguire Gesù può apparire cosa desiderabile, ma certo non facile. Perché il desiderio immediato diventi autentica decisione è necessaria una grande determinazione. A questo vuole condurci il Vangelo odierno richiamando con estrema chiarezza le condizioni per un'autentica sequela: <<Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo>> (Vangelo). Non ci viene chiesto di sentire meno affetto per la nostra vita che per Gesù. Ci viene chiesto di porre Gesù prima di tutto, nel caso ci venga proposta una scelta effettiva. La fede ci pone in rapporto con Dio. Se Dio è Dio,l'unica misura adeguata del dono dell'amore è: tutto. Ogni riserva, esitazione dimostrano un difetto di fede. In questo contesto la preghiera di Salomone (I Lettura), acquista un significato particolare. La sapienza che viene dall'alto come dono di Dio, come accoglienza della sua rivelazione ci rende capaci di comprendere e rispondere con generosità ad esigenze così grandi.
Luigi De Rosa
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CHI SI ESALTA SARÀ UMILIATO; E CHI SI UMILIA SARA ESALTATO
Il Vangelo di Luca, oggi, inizia con un gioco di sguardi incrociati durante lo svolgimento di un banchetto. La gente guarda Gesù curiosa di vedere quel che farà e che cosa dirà, ma anche Gesù osserva la gente invitata al banchetto cogliendo nel gesto di occupare i posti a tavola, un atteggiamento di vita da correggere. È così che Gesù ci fa riscoprire la bellezza dell'umiltà come atteggiamento profondo che ci libera dall'individualismo. Saremo pertanto beati, non solo se viviamo come suggerisce Dio (I Lettura), bensì perché vivere è soprattutto donare. Ancor di più saremo beati, perché sentiremo che c'è maggiore felicità nel dare che nel ricevere. Siamo chiamati a diventare comunità dei credenti in Cristo destinati ad essere esempio e stimolo di attenzione per gli ultimi, nonché di libertà dall'ansia di ricchezza, attraverso un dialogo continuo e costruttivo. Il Signore trasformerà pertanto, la nostra vita, facendo di noi «dei giusti portati alla perfezione» (II Lettura) che non cercano il contraccambio, ma che colmano il vuoto profondo del cuore.
Giuseppe Lipari
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«SFORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA»
All'inizio della parabola le porte sembrano essere numerose, e i credenti si affollano davanti a porte sbagliate. «Sforzatevi di entrare per la porta stretta. La porta del mondo nuovo è una sola, è stretta, e richiede uno sforzo per essere attraversata. Lo è non per il gusto della fatica, non per ridurre il numero dei salvati, ma perché indica con chiarezza Cristo, che è lui solo il punto di passaggio tra i valori di questo mondo e quelli del mondo che verrà, il punto di inversione tra le forze di un mondo aggressivo e quelle costruttive del Regno da lui instaurato. Quel punto di passaggio è stretto perché indica il posto che Cristo ha scelto, l'ultimo posto, il posto di uno che è ve nuto per servire. Vengono i lontani, e sono folla, ed entra no. Non sono migliori di noi che siamo vicini, non hanno più meriti di noi. Non ci illudiamo, la cruna dell'ago non sarà mai alla portata né dei vicini né dei lontani. Ma Cristo non si merita, si accoglie. Se accogliamo Cristo in noi, diventeremo anche noi, come lui, punto di passaggio, piccola porta di comunione. Cominceremo così a varcare la soglia che in noi porta al mistero.
Giuseppe Lipari |
«L'ANIMA MIA MAGNIFICA ILSIGNORE»
Maria Assunta in cielo anima e corpo è profezia del futuro dei credenti, rigenerati nella grazia, che invocano la "Regina dell'universo", conformata per volere divino al Figlio "vincitore del peccato e della morte". La Madre del Signore, ricolma di grazia, ha raggiunto la pienezza della gloria divenendo "segno di sicura speranza e consolazione" per il popolo di Dio che "peregrinante", scorge in Lei,l'immagine escatologica della Chiesa. Il "Sì" alla Maternità messianica si è rinnovato con docilità interiore e carità operosa cooperando all'opera di Redenzione di Gesù. Nell'Assunta contempliamo la partecipazione piena della creatura alla vita del Creatore che dà senso e speranza al nostro cammino.
Lucia Giallorenzo
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VEGLIATE, PERCHÈ VIENE ALL'IMPROVVISO IL SIGNORE
La Liturgia della Parola è incentrata sull'attesa vigilante del Signore. Ma come mai questa atmosfera durante il periodo di ferie? La risposta viene dalla I Lettura: il Signore, che ha liberato il suo popolo dalla schiavitù d'Egitto, lo accompagna con prodigi lungo il cammino verso la libertà. Nella notte dell'esodo ha guidato Israele con una luce straordinaria, la colonna di fuoco, e nei giorni successivi, tormentati da un calore implacabile, ha donato un'ombra benefica, la nube divina che rendeva innocuo il sole cocente del deserto. Su questo sfondo si comprende l'invito del Vangelo: ..Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese». Il Signore, che può venire a notte fonda, se trova i suoi servi ancora svegli e attivi; pieno di simpatia e di amore, imbandisce per loro una cena. Può venire inaspettatamente come un ladro, sconvolgendo le nostre abitudini e distrazioni. È necessario allora essere sempre pronti a consegnare a lui i bilanci organizzando la nostra vita spirituale. Siamo chiamati ad attenderlo sorretti dalla fede, come quella di Abramo. Allora il Signore moltiplicherà per noi i suoi prodigi di salvezza(II Lettura).
SergioGaspari,ssm
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ANCHE SE UNO E' RICCO LA SUA VITA NON DIPENDE DAI SUOI BENI
Nella prima lettura Qoelet ripete come una specie di ritornello: "tutto è vanità"; vanità anche i beni ottenuti, che si dovranno lasciare. L'esistenza è breve e problematica; non si sa se valga la pena di viverla. Ma poi lo stesso Qoèlet darà la soluzione: «Ricordati del tuo Creatore. Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché egli giudicherà il bene e il male che tu compi». Sant'Agostino in modo folgorante ammonisce: "Tu ami la terra? Terra sarai. Tu ami Dio? ...Diosarai». E san Paolo a sua volta: "Se siete risorti con Cristo», siete abitanti del cielo: "Cercate perciò le cose di lassù» (II Lettura). Ma nel frattempo come dobbiamo comportarci nella vita quotidiana? Gesù nel Vangelo va contro ogni dissennata avidità e il successo ad ogni costo. È necessaria la sobrietà, poiché la ricchezza può essere pericolosa. Quindi in ogni progetto, per non cadere nell"'avarizia insaziabile che è idolatria", tener conto dei diritti degli altri. Segue l'impegno nelle opere di bene che ci accompagneranno nel giudizio divino, in modo da non rinnegare mai il Signore; al contrario metterlo al primo posto, poiché non sappiamo quanto tempo ci resterà ancora da vivere. Sergio Gaspari, ssm
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«IL PADRE DARÀ LO SPIRITO A QUANTI GLIELO CHIEDONO»
In un racconto giapponese si narra di tre bambini di fronte a un cuculo. Il primo vuole imporglidi cantare, il secondo sostiene che è meglioinvitarloa cantare, il terzo il più piccolo - dice: «lo aspetterò semplicemente che canti». Ecco il nostro atteggiamento corretto di fronte a Dio: da lui attendiamo che la sua grazia canti in noi, per questo nella preghiera che Gesù ci ha consegnato noi narriamo a Dio le opere grandi del suo amore e gli chiediamo ti che quanto egli ha compiuto nel suo Figlio unigenito si realizzi anche nella nostra vita (Vangelo), noi che, mediante il Battesimo, siamo suoi figli adottivi (II Lettura). Non si tratta allora di insistere perché Dio si manifesti vicino a noi: egli lo è già! Si tratta di porsi nell'atteggiamento corretto di umiltà, quella stessa di Abramo di fronte a Dio mentre gli chiede pazienza con Sodoma e Gomorra (I Lettura) e di disponibilità ad accogliere in noi l'opera della sua misericordia. Dimoreranno allora nella nostra esistenza gli stessi sentimenti di Gesù, il quale, certo che Dio agiva in suo favore, rendeva grazie a lui ancora prima che le sue opere si realizzassero. Tiberio Cantaboni
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MARTA LO ACCOLSE NELLA SUA CASA MARIA HA SCELTO LA PARTE MIGLIORE
Non è infrequente che, avendo ospiti a casa, ci si divida i compiti: uno predispone ciò che è necessario per la convivialità, l'altro intrattiene l'ospitato e si interessa di ciò che ha da dire! A volte, però, ciò che prende il sopravvento è l'aspetto materiale, l'esibizione di ciò che si sa fare perché l'invitato non resti deluso dal trattamento riservato e così torni a casa contento. Rischio in cui stava incorrendo Marta che, tutta presa nei preparativi, addirittura chiede aiuto alla sorella Maria... Gesù ricorda a Marta che in quel momento una sola era la cosa essenziale: ascoltare la sua Parola ed entrare in comunione con lui. Lo dirà egli stesso nella sua predicazione: «Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e la osservano» (Le 11, 28). Il Signore Gesù mette in guardia ciascuno di noi perché cerchiamo meno "le cose di Dio" e maggiormente "Dio": la sua presenza e il suo amore! Solo stando in ascolto della sua Parola noi, come l'Apostolo, potremo divenire annunziatori del suo messaggio salvifico ed essere noi stessi presenza di Cristo per quanti incontriamo, in maniera che tutti divengano perfetti in lui (II Lettura). Tiberio Cantaboni
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UN DOTTORE DELLA LEGGE:<<CHI E' IL MIO PROSSIMO?>>
 La parabola del buon samaritano è offerta come preziosa occasione per parlare e meditare sul dovere dell'amore verso tutti gli uomini, senza distinzione di razza, di condizione sociale, di religione. Amore per gli altri che mai separa dall'amore di Dio. Poiché il Signore è sempre vicino a noi e ci colma di benefici d'ogni genere, occorre renderei conto della sua presenza e ringraziarlo con sincerità. Il libro del Deuteronomio mette in risalto come il popolo ebreo abbia costantemente tradito la Legge. Eppure, osservare i comandamenti per amore verso Dio (I Lettura) è cosa molto semplice per chi riesce ad accoglierli nel proprio cuore. Consiste nel vivere sotto lo sguardo di Dio che ci ama e ci invita a ricambiare l'amore. San Paolo, scrivendo ai Colossesi (II Lettura), esalta la figura di Cristo sia nell'ordine della creazione che in quello della redenzione: tutto è stato creato per mezzo di lui e per lui. È lo stesso Cristo che con il suo sangue ci ha liberati dai peccati, riconciliandoci con Dio. Il Vangelo ci pone di fronte all'interrogativo: fino a che punto deve arrivare l'amore per il prossimo? La parabola del samaritano lo spiega nei particolari.
DomenicoBrandolino, ss
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«ANDATE: VI MANDO COME AGNELLI IN MEZZO AI LUPI»
Il Signore Gesù invia i discepoli a due a due davanti a sé, per annunciare la Buona Novella. La stessa missione è stata affidata anche a noi cristiani di oggi. L'odierna liturgia ci invita a prenderne coscienza. Tre impegni accompagnano e qualificano la missione: la preghiera, l'annunzio, il contare sulla grazia piuttosto che sugli appoggi umani. E poi, Gesù dà anche dei consigli: perché la missione sia fonte di conforto, portatrice di gioia e di amore, deve svolgersi nella semplicità, povertà, benevolenza. Occorre, cioè, trovare la via dei cuori per aprirli al Vangelo. Gli Ebrei, ritornati dalla schiavitù babilonese, sono delusi e scoraggiati. Il profeta (I Lettura) rianima la speranza, affermando che Dio non li ha abbandonati: il suo amore è tenero, sicuro, incancellabile. San Paolo (II Lettura) scrive ai Galati dichiarando la sua fiducia nella croce del Salvatore, sola garanzia di salvezza. Essere messaggeri di Cristo (Vangelo) in un mondo che pare voler fare a meno di lui è difficile, eppure necessario. Ogni cristiano è mandato in missione dalla Chiesa, sull'esempio di Gesù Cristo mandato dal Padre.
da "la domenica" Domenico Brandolino, ssp
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«IL FIGLIO DELL'UOMO NON HA DOVE POSARE IL CAPO»
La chiamata di Dio è una "novità" non programmabile, è imprevedibile. Elia (I Lettura) getta adosso ad Eliseo il suo mantello di profeta per indicare che è chiamato al ministero: Eliseo era contadino, stava arando, non pensava a un'irruzione cosÌ straordinaria nella sua vita. Poi con l'unzione fatta da Elia diventa suo discepolo e successore. Nel Vangelo odierno l'apostolo Luca mette in luce come da questo momento in avanti tutta la vita del Signore è un unico viaggio verso Gerusalemme, dove incontrerà la morte, ma anche risorgerà. Lungo il viaggio Gesù istruisce i suoi discepoli. Il Maestro richiama alla mitezza e alla pazienza i discepoli che volevano far perire i Samaritani, a motivo del loro rifiuto. Una seconda istruzione riguarda la prontezza e la forza di decisione. Non si deve essere condizionati dai legami familiari nel seguire il Maestro. Il regno di Dio è un valore assoluto. Viene spontanea una domanda: è praticabile la via tracciata da Gesù? La soluzione ci viene offerta da san Paolo (II Lettura): è lo Spirito di Gesù, che ci vuole liberi e che ci abilita a dare una risposta alla esigente chiamata di Gesù e vivere la sua esperienza umana. da "la domenica" Orlando Zambello,ssp
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IL FIGLIO DELL'UOMO DEVE SOFFRIRE MOLTO
Con la liturgia celebriamo le domeniche ordinarie che ci aiutano a contemplare chi è Cristo e la sua missione di salvezza. Significativa la profezia del profeta Zaccaria (I Lettura). Solo alla luce del Vangelo comprendiamo che il misterioso trafitto, di cui parla il profeta, è il Cristo Signore in croce. La sua passione sfocerà nella gloria. E grazie a lui sarà riversato su Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione. E con l'apostolo Paolo (Il Lettura) scopriamo così il legame vitale tra la sua Pasqua e il nostro Battesimo. Il Battesimo ci ha inseriti in Cristo, nella sua morte e risurrezione. Grazie al Battesimo i cristiani sono rivestiti di Cristo. Tutti in Cristo siamo figli di Dio e beneficiamo nella fede della "discendenza di Abramo". L'evangelista Luca ci offre un sondaggio proposto da Gesù. Il risultato è deludente. Però, Pietro, illuminato dallo Spirito del Padre, proclama che Gesù è «Il Cristo di Dio». Ci fa meraviglia che il Maestro inviti al silenzio. Gesù non è venuto per essere un Re trionfale. E richiama che dovrà intraprendere la strada della croce, via necessaria che porta alla vita in pienezza. da " la domenica" Orlando Zambello,ssp
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LA TUA FEDE TI HA SALVATO, VA' IN PACE», DICE IL SIGNORE
IL Signore ha perdonato il tuo peccato: ecco l'assoluzione che il Signore tramite il profeta Natan concede a Davide, che ricondotto alla verità del suo cuore, si apre a Dio, confessando il suo peccato. Ma è l'evangelista Luca ad indicarci il perdono offerto da Cristo a chi sa amare, perché l'amore è già la ricerca appassionata del perdono, carico di gratitudine. Ma dove è il peccato? Non è forse nel cuore di chi nella sua coscienza è acuto nel giudicare e condannare? Di chi è convinto della superiorità dei suoi meriti e vive una fede formale, distaccata, fredda? Di chi ha l'animo cattivo e si comporta con grettezza, senza guardare dentro di sé? «Tu sei quell'uomo!». Tutti siamo "debitori" verso Dio. Il credente "perdonato" fa festa nel banchetto eucaristico domenicale per esprimere, come la donna del Vangelo, la sua gratitudine al Signore, servendolo con i segni dell'accoglienza e dell'ospitalità. L'amare "poco" è segno di una vita che non sa riconoscere l'opera creatrice e consolante di Dio che non cessa di chiamarci al suo cuore di Padre, rinnovandoci nel nostro cammino, per insegnarci ad amarlo in un perdono condiviso.
da "la domenica" Mons.Alfredo DiS tefano, Segretario CAL
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TUTTI MANGIARONO E AVANZARONO DODICI CESTE... Vertice dei sacramenti dell'Iniziazione cristiana è l'Eucaristia che ci nutre di Cristo. Nel XIII secolo la Chiesa istituì la solennità del Corpus Domini per contrastare il pericolo di eresie che negavano la presenza reale di Gesù Cristo nel pane consacrato. Il Vangelo di oggi ci introduce alla comprensione del mistero di un pane che non si esaurisce mai. Tutti i Vangeli narrano questo miracolo che non presenta solo un prodigio, ma una profezia, che anticipa il dono di Cristo, sulla croce. Come nella Cena, Gesù comanda ai discepoli di dare da mangiare, ma poi è in realtà egli stesso che dona il cibo per tutti. I verbi usati sono quelli della celebrazione eucaristica: prendere, benedire, spezzare e dare. Tutti mangiano e si saziano, perché il pane che Gesù ci dona è per tutti, ne avanza per il futuro, è garanzia di una sazietà promessa, di una vita senza affanno né dolori. Paolo precisa (II Lettura) che "ogni volta che mangiamo questo pane" noi annunciamo la morte del Signore finché egli venga. Nella comunione noi riceviamo la vita di Gesù e proclamiamo al mondo la sua vittoria sul male e sulla morte. da "la domenica" Elide Siviero
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«NON SIA TURBATO IL VOSTRO CUORE» Nella liturgia di oggi notiamo come il Signore prima di salire al cielo, ci lascia la sua parola e la sua pace. Si illumina così l'invito alla fiducia: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbiate timore». Chi ama Gesù, conserva nel proprio cuore la Parola ascoltandola con amore e realizzandola nel tessuto della vita quotidiana. È allora che Gesù e il Padre vengono ad abitare in noi. E la comunione è perfetta, perché Cristo Consolatore ci dona lo Spirito Paraclito, il quale non solo insegna la Parola, ma fa ricordare ad ognuno di noi, tutto ciò che Gesù ci ha detto e lasciato (Vangelo). La certezza che Egli abita in noi, ha condotto la Chiesa delle origini, riunita nel concilio di Gerusalemme alla decisione: i pagani convertiti al cristianesimo non sono obbligati alle osservanze giudaiche, poiché la fede in Cristo contiene la salvezza totale e definitiva (I Lettura). Quello stesso Spirito ha ispirato la Chiesa ad accogliere la novità del cristianesimo. Nella II Lettura è l'angelo dell'Apocalisse che esorta i credenti pellegrini nella storia, a contemplare la nuova Gemsalemme risplendente di gloria e già adorna come una sposa per il suo Sposo. da "la domenica" Giuseppe Lipari
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LA MISURA DELL'AMORE E' CRISTO SIGNORE La misura dell'amore è Cristo. La Liturgia di oggi si presenta all'insegna della novità pasquale: comandamento nuovo; visione nuova del dolore e della tribolazione, in cui ogni lacrima sarà tersa dagli occhi dei redenti, poiché il Padre che siede sul trono eterno rende "nuove tutte le cose". Il Vangelo narra la glorificazione di Gesù awenuta nella sua passione, morte e risurrezione. Ricolmo dell'autorevolezza di aver amato sino alla fine, ora Gesù annuncia il comandamento nuovo: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati». Questa è la verità del comandamento ultimo e definitivo: l'amore per gli altri vissuto secondo la forma e lo stile con cui Gesù ha amato i suoi. La I Lettura ricorda che se i cristiani saranno capaci di vivere questo amore senza misura né condizioni, affronteranno sofferenze e persecuzioni non come punizione divina, ma quale porta di ingresso nel Regno eterno. In questa luce Paolo e Bàrnaba esortano i credenti a restare saldi nella fede, confidando nell'aiuto del Signore glorioso. L'Apocalisse (lI Lettura) contemplala Città santa del cielo, quale sposa adorna per le nozze con il suo Sposo, negli splendori della beatitudine senza fine.
da "la domenica" Giuseppe Lipari
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«LE MIE PECORE ASCOLTANO LA MIA VOCE...» LA IV Domenica di Pasqua, denominata del "Buon Pastore",coincide con la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. In effetti la liturgia della Parola disegna la storia della vocazione cristiana in genere e di speciale consacrazione. Seguendo le tre Letture, si nota che l'itinerario vocazionale si snoda in tre momenti e contrassegnati da una manifesta gioia pasquale. Gesù pastore è uno con il Padre e con le sue pecore. Queste sono eredità del Padre, ma affidate al Figlio per esser custodite dalla sua mano sicura. Per rimanere unite a Lui, loro Re e capo, esse devono prestare ascolto docile e obbedienza pronta alla sua voce (Vangelo). La vocazione all'unità con il Padre e il Figlio, comprende i pagani, anch'essi destinatari della vita eterna. Nella I Lettura Paolo e Barnaba si trasferiscono ad Antiochia di Pisidia per rivolgersi ai pagani, i quali abbracciano la fede. La vocazione all'unità, che nella II Lettura si estende ai discepoli provenienti dal paganesimo, è già in atto nel cielo. Anche lassù l'Agnello, con il Padre, pascola una folla innumerevole vestita per la festa eterna. da "la Domenica" Sergio Gaspari, smm
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ALLELUIA! QUESTO E'IL GIORNO DI CRISTO SIGNORE
Tutta la liturgia del tempo quaresimale annunciava nella speranza la venuta del giorno di Cristo Signore, in cui la creazione sarebbe fmalmente rifiorita, come da un piccolo seme che, morto nella terra, germina una bellissima fioritura, destinata a un raccolto sovrabbondante. Oggi la speranza si compie: è il giorno di Cristo Signore, trionfante e vittorioso sulle potenze dello spirito del male e della morte, egli è il Risorto:alleluia, alleluia! Insieme agli apostoli testimoniamo l'evento cardine della nostra fede (I Lettura); abbandoniamo il lievito vecchio, fatto di malizia e di perversità e cerchiamo le "cose di lassù", per vivere in santità la nostra esistenza quotidiana (II Lettura), inseriti nella "moltitudine di testimoni" (Eb 12,1) che proclamano con convinzione che Cristo è presente nella sua Chiesa e non cessa di manifestarsi a quanti credono nel suo nome e lo cercano con cuore sincero. Allora, mentre ci porgiamo gli auguri, davvero scambiamoci questa certezza: <<Cristo è risorto, è veramente risorto!>>. da "la domenica" Tiberio Cantaboni
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LA FOLLA GRIDAVA: OSANNA AL FIGLIO DI DAVIDE!
Con la domenica delle Palme entriamo decisamente nella celebrazione del mistero pasquale, che si apre con la solenne processione che ricorda l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme. Ma perché questo trionfo non ci tragga in inganno circa il mistero di Cristo e la sua missione tra gli uomini, subito dopo la processione viene letto il racconto della passione e morte del Salvatore. II testo che domina e orienta l'azione liturgica è il vangelo di Luca, mentre le prime due letture ne sono la chiave di lettura. Il canto del servo sofferente (I Lettura) ci aiuta a entrare nei pensieri e sentimenti di Cristo che affronta la sua passione: dolore, solitudine, angoscia, ma anche coraggio e fiducia. Per eliminare rivalità e gelosie sorte nella comunità di Filippi, san Paolo (II Lettura) propone l'esempio di Cristo che accetta l'estrema spogliazione e si consegna alla morte. Contemplando il suo Signore che soffre, muore e risorge nella gloria del Padre, il cristiano riesce a capire il senso della storia e a fecondare di speranza i suoi giorni. La meditazione della passione del Signore (Vangelo) è un messaggio vivo e provocatorio che ci riguarda. da "la domenica" Domenico Brandolino, ssp
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