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III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
PRIMA LETTURA (Is 8,23b-9,3) Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce. Dal libro del profeta Isaìa. In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Mádian.
SECONDA LETTURA (1Cor 1,10-13.17) Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi. Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo». È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
VANGELO (Mt 4,12-23) Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Commento L’evangelista Matteo, riprendendo un’immagine del libro di Isaia, ci dice quello che è Gesù per noi: la luce. Nella nostra vita, vediamo spesso tenebre, resistenze, difficoltà, compiti non risolti che si accumulano davanti a noi come un’enorme montagna, problemi con i figli, o gli amici, con la solitudine, il lavoro non gradito... È tra tutte queste esperienze penose che ci raggiunge la buona parola: non vedete solo le tenebre, guardate anche la luce con cui Dio rischiara la vostra vita. Egli ha mandato Gesù per condividere con voi le vostre pene. Voi potete contare su di lui che è al vostro fianco, luce nell’oscurità. Non siamo noi che diamo alla nostra vita il suo senso ultimo. È lui. Non è né il nostro lavoro, né il nostro sapere, né il nostro successo. È lui, e la luce che ci distribuisce. Perché il valore della nostra vita non si basa su quello che facciamo, né sulla considerazione o l’influenza che acquistiamo. Essa prende tutto il suo valore perché Dio ci guarda, si volta verso di noi, senza condizioni, e qualsiasi sia il nostro merito. La sua luce penetra nelle nostre tenebre più profonde, anche là dove ci sentiamo radicalmente rimessi in causa, essa penetra nel nostro errore. Possiamo fidarci proprio quando sentiamo i limiti della nostra vita, quando questa ci pesa e il suo senso sembra sfuggirci. Il popolo immenso nelle tenebre ha visto una luce luminosa; una luce è apparsa a coloro che erano nel buio regno della morte! |
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
PRIMA LETTURA (Is 49,3.5-6)
Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza. Dal libro del profeta Isaìa
Il Signore mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra».
SECONDA LETTURA (1Cor 1,1-3)
Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
VANGELO (Gv 1,29-34)
Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. + Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Commento
Il Dio che viene ad incontrarci nella Bibbia non regna, indifferente alla sofferenza umana, in una lontananza beata. E' un Dio che, al contrario, si prende a cuore tutta questa sofferenza. Lui la conosce (Es 3,7). La notizia di Dio che si fa uomo in Gesù non ci lascia di sasso: Dio viene nel cuore della nostra vita, si lascia toccare dalla nostra sofferenza umana, si pone con noi le nostre domande, si compenetra della nostra disperazione: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Giovanni Battista dice di Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”. Ecco questo Dio che si lascia ferire dalla cattiveria dell’uomo, che si lascia commuovere dalla sofferenza di questa terra. Egli ha voluto avvicinarsi il più possibile a noi, è nel seno della nostra vita, con i suoi dolori e le sue contraddizioni, le sue falle e i suoi abissi. È in questo che la nostra fede cristiana si distingue da qualsiasi altra religione. Gesù sulla croce - Dio nel mezzo della sofferenza umana: questa notizia è per noi un’incredibile consolazione. È vicino al mio dolore, egli mi capisce, sa come mi sento. Questa notizia implica allo stesso tempo un’esistenza scomoda: impegnati per coloro che, nel nostro mondo, stanno affondando, che naufragano nell’anonimato, che sono torturati, che vengono assassinati, che muoiono di fame o deperiscono... Sono tutti tuoi fratelli e tue sorelle! |
II DOMENICA DOPO NATALE
PRIMA LETTURA (Sir 24,1-4.12-16) La sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto.
Dal libro del Siràcide
La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti”. Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell’assemblea dei santi ho preso dimora».
SECONDA LETTURA (Ef 1,3-6.15-18) Mediante Gesù, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch’io , avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.
VANGELO (Gv 1,1-18) Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Commento L’evento dell’incarnazione del Verbo è la rivelazione perfetta e insuperabile del mistero di Dio. È nella “storia del Verbo” (san Bernardo) che l’uomo può vedere la gloria di Dio e così la vita eterna è già donata all’uomo, mentre ancora vive nel tempo. Il disegno misterioso di Dio sull’umanità ora è pienamente svelato: a chi accoglie il Verbo fatto carne viene donato il potere di diventare figlio di Dio. L’uomo è chiamato a divenire partecipe della stessa filiazione divina del Verbo: ad essere nel Verbo Incarnato figlio del Padre. E il Padre genera nel Verbo Incarnato anche ogni uomo e in lui vede e ama ogni persona umana. È la suprema rivelazione della dignità di ogni persona umana, della singolare preziosità di ogni uomo. |
SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE
PRIMA LETTURA (Sir 3, 3-7.14-17a) Chi teme il Signore onora i genitori.
Dal libro del Siràcide
Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli e ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita. Chi onora sua madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi glorifica il padre vivrà a lungo, chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre. Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Sii indulgente, anche se perde il senno, e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore. L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata, otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.
SECONDA LETTURA (Col 3,12-21) Vita familiare cristiana, secondo il comandamento dell’amore.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie! La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre. Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.
VANGELO (Mt 2,13-15.19-23) Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
Parola del Signore
Commento Contempliamo la Santa Famiglia e, nelle parole del vangelo di questa festività, consideriamo Gesù, Maria e Giuseppe. Subito dopo l’adorazione dei Magi, Matteo narra nel suo Vangelo la fuga in Egitto, la strage degli innocenti e il ritorno dall’Egitto: tre episodi collegati alla storia della Santa Famiglia e presentati nel Vangelo come altrettanti compimenti di profezie dell’Antico Testamento. L’angelo del Signore è apparso in sogno a Giuseppe e gli ha detto: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. Dio, colui che è il Salvatore, agisce in diversi modi. Un tempo aveva salvato un altro Giuseppe, sempre in Egitto, facendo sì che sfuggisse ai suoi fratelli, uscisse dalla prigione e avesse, infine, autorità e potere per aiutare i suoi fratelli e l’intera famiglia di Giacobbe, suo padre. Davvero Dio salva in diversi modi. Questa volta salva la Santa Famiglia grazie all’aiuto di un altro “giusto”: san Giuseppe, spinto ad obbedire alle parole dell’angelo proprio dalla sua fiducia nel disegno divino e nel compimento della volontà celeste. “Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”, proprio mentre Betlemme e i dintorni stavano per risuonare di pianti e lamenti, provocati dalla strage degli innocenti. Dopo la morte di Erode, sempre obbedendo alle parole dell’angelo, Giuseppe ritorna dall’Egitto, portando con sé Gesù e Maria, per stabilirsi a Nazaret. La fede in Dio e l’obbedienza alla sua parola possono cambiare il cammino della nostra vita. Così, è per la nostra salvezza che Dio ha salvato la Santa Famiglia. |
MESSA DELLA NOTTE
PRIMA LETTURA (Is 9,1-6) Ci è stato dato un figlio. Dal libro del profeta Isaìa
Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.
SECONDA LETTURA (Tt 2,11-14) È apparsa la grazia di Dio per tutti gli uomini. Dalla lettera di san Paolo Apostolo a Tito
Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.
VANGELO (Lc 2,1-14) Oggi è nato per voi il Salvatore. + Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Commento “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il
segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. Soltanto la contemplazione può semplificare la nostra preghiera per arrivare a constatare la profondità della scena e del segno che ci è dato. Una mangiatoia, un bambino, Maria in contemplazione, Giuseppe meditabondo: “Veramente tu sei un Dio misterioso!”. Il Padre, il solo che conosce il Figlio, ci conceda di
riconoscerlo affinché l’amiamo e lo imitiamo. Nessun apparato esteriore, nessuna considerazione, nel villaggio tutto è indifferente. Solo alcuni pastori, degli emarginati dalla società... E tutto questo è voluto: “Egli ha scelto la povertà, la nudità. Ha disprezzato la considerazione degli uomini, quella che proviene dalla ricchezza, dallo splendore, dalla condizione sociale”. Nessun apparato, nessuno splendore
esteriore. Eppure egli è il Verbo che si è fatto carne, la luce rivestita di un corpo. Egli si trova nel mondo che egli stesso continuamente crea, ma vi è nascosto. Perché vuole
apparirci solo di nascosto? Egli fino ad allora era, secondo l’espressione di Nicolas Cabasilas, un re in esilio, uno straniero senza città, ed eccolo che fa ritorno alla sua dimora. Perché la terra,
prima di essere la terra degli uomini, è la terra di Dio. E, ritornando, ritrova questa terra creata da lui e per lui. “Dio si è fatto portatore di carne perché l’uomo possa divenire portatore di Spirito”, dice Atanasio di Alessandria. “Il suo amore per me ha umiliato la sua grandezza. Si è fatto simile a me perché io lo accolga. Si è fatto simile a me perché io lo rivesta” (Cantico di Salomone). Per capire, io devo ascoltare lui che mi dice: “Per toccarmi, lasciate i vostri bisturi... Per vedermi, lasciate i vostri sistemi di televisione... Per sentire le pulsazioni del divino nel mondo, non prendete strumenti di precisione... Per leggere le Scritture, lasciate la critica... Per gustarmi, lasciate la vostra sensibilità...” (Pierre Mounier). Ma credete e adorate.
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IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)
PRIMA LETTURA (Is 7,10-14)
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio.
Dal libro del profeta Isaìa
In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto». Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
SECONDA LETTURA (Rm 1,1-7) Gesù Cristo, dal seme di Davide, Figlio di Dio.
Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!
VANGELO (Mt 1,18-24)
Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Commento Il Vangelo secondo san Matteo comincia con la “genealogia di Gesù Cristo” (Mt 1,1-17). L’evangelista sottolinea così che la storia che Dio ha cominciato con Abramo ha ora raggiunto il suo obiettivo in Gesù Cristo. L’obiettivo non è la fine della storia, poiché essa continua, ma in modo nuovo. Ci mostra fino a che punto questa storia sia nuova il brano del vangelo di oggi che parla della “nascita di Gesù Cristo”. San Matteo usa qui questa parola, che può significare tutto: genesi, origine, fonte, esistenza, divenire. Il rinnovamento completo si prepara già al versetto 16, in cui si dice: “Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù”. È dunque chiaro che san Matteo vuol dire che Giuseppe non era che il padre adottivo di Gesù. Ma chi è il vero padre di Gesù? È una domanda che si pone anche Giuseppe nel nostro testo di oggi. E la risposta è assolutamente chiara: è “per opera dello Spirito Santo” che Maria aspetta un bambino. Ma il testo esprime senza dubbio ancora qualcosa di più. Non è perché è stato generato in questo modo straordinario che Gesù è l’obiettivo della storia di Israele e il fondamento di una nuova comunità; si tratta piuttosto di capire che in Gesù Dio si è unito con noi uomini, come rimedio estremo e per sempre. E ciò per liberarci dalla fatalità della colpa del peccato. Ecco perché il figlio di Maria deve portare il nome di Gesù, cioè: “Il Signore salva”, ed ecco perché noi possiamo anche chiamare Gesù Emanuele, che si traduce “Dio è con noi”. È il messaggio con il quale Matteo inizia il suo Vangelo. |
 ================================= III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) ================================= PRIMA LETTURA (Is 35,1-6a.8a.10)
Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi. Dal libro del profeta Isaìa
Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio,giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 145) Rit: Vieni, Signore, a salvarci. Il Signore rimane fedele per sempre rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri.
Egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi. Il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.
SECONDA LETTURA (Gc 5,7-10)
Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Is 61,1) Alleluia, alleluia. Lo Spirito del Signore è sopra di me, mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio. Alleluia.
VANGELO (Mt 11,2-11) Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro? + Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
Rinvigoriti dalla Parola di Dio, che ci ha garantito il suo amore e l’offerta della salvezza, preghiamo il Padre perché ci renda capaci di cogliere i segni della sua presenza nella nostra vita, impegnata in un continuo cammino di conversione. Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.
1. Perché la Chiesa non cessi di annunciare con gioia la venuta del Signore, che ridona speranza all’umanità smarrita, sfiduciata e stanca. Preghiamo. 2. Per coloro che lavorano in difesa dei poveri e degli emarginati, perché il Signore li ricolmi di grazie e di consolazioni, rendendoli perseveranti anche nelle inevitabili difficoltà. Preghiamo. 3. Per coloro che vacillano nella fede, perché non cessino di meditare la Parola e si aprano ad esperienze intense di crescita spirituale e di conversione. Preghiamo. 4. Perché tra gli adulti nella fede siano sempre più numerosi coloro che si propongono come guide spirituali, accompagnando nel cammino di fede quanti sono in ricerca o nel dubbio. Preghiamo. 5. Per la nostra comunità, perché la venuta del Signore ci trovi vigilanti nella preghiera, operosi nella carità e annunciatori della salvezza a quanti incontriamo sul nostro cammino. Preghiamo.
Donaci, o Padre, il desiderio di ascoltarti sempre e di cercarti con cuore sincero, perché in tal modo la tua Parola trasformerà le nostre vite e ci renderà capaci di fare il bene. Te lo chiediamo per Cristo, nostro Signore.
Commento
Subito dopo il passo in cui Gesù invia i suoi discepoli (Mt 10,5-11,1) san Matteo pone questa domanda che ci tocca tanto - come ha chiaramente toccato anche la prima comunità e colui al quale viene qui fatta pronunciare: Non vi sono numerosi argomenti contro Gesù e il suo messaggio? La risposta alla domanda che pongono i discepoli di Giovanni non è senza equivoci. Vi si dice chiaramente: non esiste una “prova” da presentare. Eppure un colpo d’occhio sui capitoli precedenti del Vangelo di san Matteo mostra bene che la lunga lista di guarigioni e miracoli non è stata redatta a caso. Quando la si paragona attentamente a ciò che Gesù fa rispondere a Giovanni, è possibile trovare, nei precedenti testi del Vangelo, almeno un esempio per ogni dichiarazione (i ciechi vedono, gli storpi camminano...). Quando Gesù dice questo, le sue parole fanno pensare alle parole di un profeta. Bisogna c! he diventi manifesto che in Gesù si compiono le speranze passate anche se molte cose restano ancora incompiute. Non tutti i malati sono stati guariti, non tutto è diventato buono. Ecco perché si legge in conclusione questo ammonimento: “Felice colui che non abbandonerà la fede in me (che non si scandalizza di me)”. Quanto a coloro ai quali questo non basta, Gesù domanda loro che cosa di fatto sono venuti a vedere. Poiché di persone vestite bene se ne trovano dappertutto. Ma se è un profeta che volevano vedere, l’hanno visto! Hanno avuto ragione di andare a trovare Giovanni Battista, poiché la legge e i profeti lo avevano designato. Eppure la gente lo ha seguito come farebbero dei bambini che ballano sulla piazza del mercato senza preoccuparsi di sapere chi suona il flauto. La parabola che segue, e che non fa parte del nostro testo di oggi, dà una risposta che ci illumina: di fatto gli uomini non sanno quello che vogliono. Essi corrono dietro a chiunque prometta loro del sensazionale. |
====================================================== IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA ======================================================
PRIMA LETTURA (Gen 3,9-15.20) Porrò inimicizia tra la tua stirpe e la stirpe della donna.
Dal libro della Gènesi
[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 97) Rit: Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie.
Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie. Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia. Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa d’Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto la vittoria del nostro Dio. Acclami il Signore tutta la terra, gridate, esultate, cantate inni!
SECONDA LETTURA (Ef 1,3-6.11-12) In Cristo Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Lc 1,28) Alleluia, alleluia. Rallègrati, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra le donne. Alleluia.
VANGELO (Lc 1,26-38) Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli Maria è stata preservata da Dio da ogni peccato. Rivolgiamo la nostra speranza a Dio nostro Padre, origine di ogni santità, che vuole la nostra salvezza. Diciamo insieme: Piena di grazia. prega per noi!
1. La tua Chiesa, Signore, è ancora segnata dal peccato e dalla fragilità umana: rendila capace di trasmettere a tutta l'umanità l'annuncio della misericordia di Dio verso ogni uomo. Preghiamo. 2. I popoli della terra patiscono ancora le conseguenze del peccato, vivendo nella miseria, nell'ingiustizia e nella violenza: fa' sorgere in tutti il desiderio della pace e del rispetto dei più deboli. Preghiamo. 3. Uomini e donne spesso si allontanano da te, Signore, vittime del peccato e dell'egoismo: chiamali alla santità e custodiscili nel tuo amore. Preghiamo. 4. La nostra comunità, Signore, è piccola e fragile: come Maria, rendici capaci di donare al mondo la nostra unica grande ricchezza e forza e la fede in Gesù. Preghiamo.
O Signore, che in Maria hai aperto la strada definitiva per vincere il peccato e la morte, aiutaci ad essere santi e immacolati al tuo cospetto, perché possiamo ricevere in dono la vita eterna. Per Cristo nostro Signore.
Commento ``Abramo concepì Isacco per la fede nella promessa di Dio “e divenne padre di molti popoli” (cf. Rm 4,18-22). Ugualmente Maria concepì Gesù per mezzo della fede. La concezione verginale di Gesù fu opera dello Spirito Santo, ma per mezzo della fede di Maria. È sempre Dio che opera, ma attraverso la collaborazione dell’uomo. Credere, infatti, è rispondere con fiducia alla parola di Dio, accogliere i suoi piani come se fossero propri e sottomettersi in obbedienza alla sua volontà per collaborarvi. La fede vuole sempre: 1) la fiducia in Dio e 2) la professione di ciò che si crede, poiché “con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza” (Rm 10,10). Una volta riconosciuta vera la parola di Dio, Maria credette alla concezione verginale di Gesù e credette pure alla volontà di Dio di salvare gli u! omini peccatori, la volle e aderì a quel piano lasciandosi coinvolgere: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Dalla sua fede quindi nacque Gesù e pure la Chiesa. Perciò, insieme ad Elisabetta che esclamò: “Beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45), ogni generazione oggi la proclama beata (cf. Lc 1,48). La Chiesa ha il compito di continuare nel mondo la missione materna di Maria, quella di comunicare il Salvatore al mondo. Il cristiano di oggi deve fare proprio il piano di Dio “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Tm 2,4), proclamando la propria salvezza e lasciandosi attivamente coinvolgere nel portare la salvezza al prossimo, poiché “in questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli (Gv 15,8). |
II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) ======================================================
PRIMA LETTURA (Is 11,1-10) Giudicherà con giustizia i miseri. Dal libro del profeta Isaìa
In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. In quel giorno avverrà che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa.
SECONDA LETTURA (Rm 15,4-9) Gesù Cristo salva tutti gli uomini.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome».
VANGELO (Mt 3,1-12) Convertitevi: il regno dei cieli è vicino!
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Preghiera dei fedeli Giovanni Battista ci ha sollecitati a preparare la via del Signore che viene. Nelle nostre preghiere chiediamo al Padre che ci aiuti ad essere perseveranti nella fede e capaci di sincera conversione, al fine di rendere un’autentica testimonianza di amore, la via maestra del Signore Gesù. Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.
1. Perché la Chiesa sia strumento di salvezza per gli uomini, accolti e amati proprio perché peccatori, in nome di quel Gesù che ha donato la salvezza e la speranza nel Regno. Preghiamo. 2. Per i vescovi, i sacerdoti e i diaconi, impegnati a diffondere la Parola di Dio, perché sostenuti dalla grazia sappiano essere autentici annunciatori, franchi e convinti testimoni, vincendo ogni stanchezza e tiepidezza. Preghiamo. 3. Perché la coscienza degli uomini maturi pensieri e scelte di riconciliazione e perdono, nella ricerca della pace e nella composizione dei conflitti. Preghiamo. 4. Perché nei nostri cuori non si spenga mai l’anelito alla giustizia e l’inquietudine di fronte alle disuguaglianze, ai soprusi, alle violenze perpetrate sui più deboli e sui più indifesi. Preghiamo. 5. Per noi che partecipiamo a questa Eucaristia, perché sappiamo accogliere i semi donati dalla Parola e li facciamo fruttificare, portando Cristo nel mondo ed incarnando i valori che il Maestro ci propone in ogni ambiente della vita. Preghiamo.
Padre misericordioso accogli le nostre preghiere, perché possiamo essere fedeli ascoltatori della tua Parola, testimoni coerenti e persone impegnate nel cammino verso la santità. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
Preghiera sulle offerte Ti siano gradite, Signore, le nostre umili offerte e preghiere; all’estrema povertà dei nostri meriti supplisca l’aiuto della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore.
Commento In san Matteo e san Marco, la predicazione di Giovanni Battista è il segnale dell’inizio dell’azione pubblica di Gesù. Con il suo discorso che chiama alla conversione, la presenza vicina diventa il messaggio di Gesù: “Il regno dei cieli è vicino!”, e la differenza con questo si fa chiara: i battesimi di Giovanni non permettono di rimettere i peccati. San Matteo con le sue parole ci dà un’idea della grande importanza di Giovanni Battista, della sua influenza e della sua azione. Nelle parole di san Matteo si legge la convinzione che Israele si trovi in una situazione senza uscita. Non vi è più la sicurezza collettiva che derivava dall’appartenenza alla discendenza di Abramo. L’avvenire di ognuno dipende dalle proprie azioni: “Fate frutti degni di conversione!”. Tuttavia l’avvenire è anche nelle mani di Dio, cioè nelle mani di colui che verr&! agrave; dopo Giovanni: la mano che separa il buon grano dalla zizzania compirà presto la sua opera. Il giudizio che verrà è anche la ragione per cui Giovanni invita alla conversione. Israele è alla fine della sua sapienza. Anche se Giovanni Battista non ha ancora un’idea chiara di colui che verrà dopo di lui, sa una cosa: egli è il più forte. Giudicare è fare una scelta. Così, prepararsi al giudizio è prendere una decisione. |
GLI APOSTOLI AL SIGNORE: «ACCRESCI IN NOI LA FEDE!»
La fede e l'umiltà sono i temi del Vangelo di Luca di questa domenica. Due virtù che camminano sempre insieme. Davanti alla domanda degli Apostoli di aumentare la loro fede, Gesù risponde mettendoli di fronte al mistero. La fede può compiere miracoli: basterebbe averne tanta quanto le dimensioni di un granello di senape per ottenere effetti strabilianti. La fede è la forza dell'uomo che ripone ogni sua attesa e speranza in Dio. Ma la fede senza l'umiltà è come incompleta. Nessuno può attribuirsi il merito di aver compiuto del bene senza riconoscere che tutto quanto è grazia di Dio. Senza di lui nessuna opera buona potrebbe scaturire dal cuore dell'uomo. Per questo, chiunque compie la volontà divina è come un servo inutile che ha fatto solo il suo dovere. L'importanza di mantenere ferma la fiducia nel Signore risalta anche dalle parole di Abacuc. Il profeta sperimenta il dramma dell'uomo che vede perpetrare ogni giorno intorno a sé oppressione e iniquità e invoca l'intervento del Signore. Il grido di Abacuc viene accolto da Dio che gli risponde promettendo e annunciando il suo aiuto. All'uomo spetta solo di aver fiducia.
Nicola Gori |
C'ERA UN UOMO RICCO E UN POVERO ALLA SUA PORTA
Il Vangelo chiede di continuo la nostra conversione. La parabola, che oggi il Vangelo ci offre, racconta del ricco Epulone che non vede il povero. Non è uno scritto che inviti alla rivoluzione o alla rivendicazione, e nemmeno una pagina consolatoria che promette il paradiso a chi ha sofferto in terra. È invece una pagina profetica che ci annuncia la verità profonda sulle conseguenze delle nostre scelte di vita. Nel vangelo di Luca la ricchezza viene spesso denunciata come ambito di una pericolosa idolatria che fa sentire autosufficienti, mette un idolo al posto di Dio e sostituisce la carità verso il povero con il disprezzo per il derelitto. Questa ricchezza può essere di varia natura: di beni, di salute, di cultura; ma ha sempre la caratteristica di allontanare da Dio e dai fratelli. Oggi siamo invitati a mettere il Regno futuro in primo pia no e a lasciarci condizionare da esso e non dal benessere attuale o dalle false sicurezze che ci allontanano da Dio. Le scelte che facciamo, le relazioni che costruiamo, lo stile che mettiamo nella nostra vita segnano la nostra vita futura. È una tremenda responsabilità che ci chiede vigilanza, ma anche speranza nella misericordia del Padre.
Elide Siviero |
«UN UOMO RICCO AVEVA UN AMMINISTRATORE»
La parola di Dio ci invita a vigilare sul nostro rapporto con i beni della terra, rivelandoei che in esso sono implicate altre relazioni: con gli altri, con la nostra vita, con Dio stesso. La parabola è sconcertante: Gesù sembra additare ad esempio il comportamento di un amministratore disonesto. Ma ciò che loda è la sua scaltrezza: in una situazione difficile sa agire prontamente, con intelligenza. Se tale è la scaltrezza dei figli di questo mondo, diversa deve essere quella dei figli della luce. Gesù mostra in che senso. La furbizia dell'amministratore consiste nel farsi amici con il denaro. Sa trasformare i beni in relazioni. E sono le relazioni ad accoglierei nelle 'dimore eterne'. Luca definisce iniqua la ricchezza non perché può essere acquisita in modo disonesto; la sua iniquità è più grave: promette una felicità che invece non può dare. È menzognera: non mantiene la promessa. Non la ricchezza, ma la buona relazione con Dio e con gli altri è la giusta scelta della nostra vita, il suo fondamento stabile, che non viene meno e ei conduce alla vita eterna.
fr. Luca Fallica,Comunità Ss.Monastica Trinità di Dumenza |
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RALLEGRATEVI PERCHÉ HO RITROVATO LA MONETA PERDUTA
Le parabole della misericordia raccontano della pecora perduta e ritrovata, della moneta perduta e ritrovata, culminanti nel grande affresco del Padre misericordioso (Vangelo), ciò che causa il perdono non è il pentimento, ma l'amore. Il figliol prodigo non torna perché pentito, ma solo per fame: si prepara il suo discorsetto per commuovere il padre e viene sorpreso da un abbraccio che soffoca le scuse. Il transfuga viene ristabilito nella sua dignità filiale prima che possa dirsi pentito. Con questo, Gesù ci mostra una prospettiva totalmente nuova della fede: Dio non ti perdona perché tu sei pentito, ma perché tu possa finalmente pentirti. La conversione a Dio nasce dall'esperienza diretta del suo perdono gratuito che previene i nostri passi del ritorno e ci ricostituisce nella nostra vera identità di figli. È questo il dato divino del perdono. Per noi perdonare significa non avere più nulla contro l'altro, non serbare rancore. Il perdono di Dio è qualcosa di più e di diverso. Tramite il perdono di Dio l'uomo diventa nuova creatura. Il perdono di Dio non compie magìe, ma dà all'uomo un cuore nuovo, rigenerato, capace di vivere nella grazia. Elide Siviero |
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OCCORRE PORTARE LA CROCE PER ESSERE SUOI DISCEPOLI
L'uomo si trova sempre di fronte a due vie fondamentali: quella del bene e quella del male, quella della vita e quella della morte. Cristo via, verità e vita è colui che incarna la strada della salvezza. Seguire Gesù può apparire cosa desiderabile, ma certo non facile. Perché il desiderio immediato diventi autentica decisione è necessaria una grande determinazione. A questo vuole condurci il Vangelo odierno richiamando con estrema chiarezza le condizioni per un'autentica sequela: <<Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo>> (Vangelo). Non ci viene chiesto di sentire meno affetto per la nostra vita che per Gesù. Ci viene chiesto di porre Gesù prima di tutto, nel caso ci venga proposta una scelta effettiva. La fede ci pone in rapporto con Dio. Se Dio è Dio,l'unica misura adeguata del dono dell'amore è: tutto. Ogni riserva, esitazione dimostrano un difetto di fede. In questo contesto la preghiera di Salomone (I Lettura), acquista un significato particolare. La sapienza che viene dall'alto come dono di Dio, come accoglienza della sua rivelazione ci rende capaci di comprendere e rispondere con generosità ad esigenze così grandi.
Luigi De Rosa
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CHI SI ESALTA SARÀ UMILIATO; E CHI SI UMILIA SARA ESALTATO
Il Vangelo di Luca, oggi, inizia con un gioco di sguardi incrociati durante lo svolgimento di un banchetto. La gente guarda Gesù curiosa di vedere quel che farà e che cosa dirà, ma anche Gesù osserva la gente invitata al banchetto cogliendo nel gesto di occupare i posti a tavola, un atteggiamento di vita da correggere. È così che Gesù ci fa riscoprire la bellezza dell'umiltà come atteggiamento profondo che ci libera dall'individualismo. Saremo pertanto beati, non solo se viviamo come suggerisce Dio (I Lettura), bensì perché vivere è soprattutto donare. Ancor di più saremo beati, perché sentiremo che c'è maggiore felicità nel dare che nel ricevere. Siamo chiamati a diventare comunità dei credenti in Cristo destinati ad essere esempio e stimolo di attenzione per gli ultimi, nonché di libertà dall'ansia di ricchezza, attraverso un dialogo continuo e costruttivo. Il Signore trasformerà pertanto, la nostra vita, facendo di noi «dei giusti portati alla perfezione» (II Lettura) che non cercano il contraccambio, ma che colmano il vuoto profondo del cuore.
Giuseppe Lipari
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«SFORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA»
All'inizio della parabola le porte sembrano essere numerose, e i credenti si affollano davanti a porte sbagliate. «Sforzatevi di entrare per la porta stretta. La porta del mondo nuovo è una sola, è stretta, e richiede uno sforzo per essere attraversata. Lo è non per il gusto della fatica, non per ridurre il numero dei salvati, ma perché indica con chiarezza Cristo, che è lui solo il punto di passaggio tra i valori di questo mondo e quelli del mondo che verrà, il punto di inversione tra le forze di un mondo aggressivo e quelle costruttive del Regno da lui instaurato. Quel punto di passaggio è stretto perché indica il posto che Cristo ha scelto, l'ultimo posto, il posto di uno che è ve nuto per servire. Vengono i lontani, e sono folla, ed entra no. Non sono migliori di noi che siamo vicini, non hanno più meriti di noi. Non ci illudiamo, la cruna dell'ago non sarà mai alla portata né dei vicini né dei lontani. Ma Cristo non si merita, si accoglie. Se accogliamo Cristo in noi, diventeremo anche noi, come lui, punto di passaggio, piccola porta di comunione. Cominceremo così a varcare la soglia che in noi porta al mistero.
Giuseppe Lipari |
«L'ANIMA MIA MAGNIFICA ILSIGNORE»
Maria Assunta in cielo anima e corpo è profezia del futuro dei credenti, rigenerati nella grazia, che invocano la "Regina dell'universo", conformata per volere divino al Figlio "vincitore del peccato e della morte". La Madre del Signore, ricolma di grazia, ha raggiunto la pienezza della gloria divenendo "segno di sicura speranza e consolazione" per il popolo di Dio che "peregrinante", scorge in Lei,l'immagine escatologica della Chiesa. Il "Sì" alla Maternità messianica si è rinnovato con docilità interiore e carità operosa cooperando all'opera di Redenzione di Gesù. Nell'Assunta contempliamo la partecipazione piena della creatura alla vita del Creatore che dà senso e speranza al nostro cammino.
Lucia Giallorenzo
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VEGLIATE, PERCHÈ VIENE ALL'IMPROVVISO IL SIGNORE
La Liturgia della Parola è incentrata sull'attesa vigilante del Signore. Ma come mai questa atmosfera durante il periodo di ferie? La risposta viene dalla I Lettura: il Signore, che ha liberato il suo popolo dalla schiavitù d'Egitto, lo accompagna con prodigi lungo il cammino verso la libertà. Nella notte dell'esodo ha guidato Israele con una luce straordinaria, la colonna di fuoco, e nei giorni successivi, tormentati da un calore implacabile, ha donato un'ombra benefica, la nube divina che rendeva innocuo il sole cocente del deserto. Su questo sfondo si comprende l'invito del Vangelo: ..Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese». Il Signore, che può venire a notte fonda, se trova i suoi servi ancora svegli e attivi; pieno di simpatia e di amore, imbandisce per loro una cena. Può venire inaspettatamente come un ladro, sconvolgendo le nostre abitudini e distrazioni. È necessario allora essere sempre pronti a consegnare a lui i bilanci organizzando la nostra vita spirituale. Siamo chiamati ad attenderlo sorretti dalla fede, come quella di Abramo. Allora il Signore moltiplicherà per noi i suoi prodigi di salvezza(II Lettura).
SergioGaspari,ssm
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ANCHE SE UNO E' RICCO LA SUA VITA NON DIPENDE DAI SUOI BENI
Nella prima lettura Qoelet ripete come una specie di ritornello: "tutto è vanità"; vanità anche i beni ottenuti, che si dovranno lasciare. L'esistenza è breve e problematica; non si sa se valga la pena di viverla. Ma poi lo stesso Qoèlet darà la soluzione: «Ricordati del tuo Creatore. Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché egli giudicherà il bene e il male che tu compi». Sant'Agostino in modo folgorante ammonisce: "Tu ami la terra? Terra sarai. Tu ami Dio? ...Diosarai». E san Paolo a sua volta: "Se siete risorti con Cristo», siete abitanti del cielo: "Cercate perciò le cose di lassù» (II Lettura). Ma nel frattempo come dobbiamo comportarci nella vita quotidiana? Gesù nel Vangelo va contro ogni dissennata avidità e il successo ad ogni costo. È necessaria la sobrietà, poiché la ricchezza può essere pericolosa. Quindi in ogni progetto, per non cadere nell"'avarizia insaziabile che è idolatria", tener conto dei diritti degli altri. Segue l'impegno nelle opere di bene che ci accompagneranno nel giudizio divino, in modo da non rinnegare mai il Signore; al contrario metterlo al primo posto, poiché non sappiamo quanto tempo ci resterà ancora da vivere. Sergio Gaspari, ssm
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«IL PADRE DARÀ LO SPIRITO A QUANTI GLIELO CHIEDONO»
In un racconto giapponese si narra di tre bambini di fronte a un cuculo. Il primo vuole imporglidi cantare, il secondo sostiene che è meglioinvitarloa cantare, il terzo il più piccolo - dice: «lo aspetterò semplicemente che canti». Ecco il nostro atteggiamento corretto di fronte a Dio: da lui attendiamo che la sua grazia canti in noi, per questo nella preghiera che Gesù ci ha consegnato noi narriamo a Dio le opere grandi del suo amore e gli chiediamo ti che quanto egli ha compiuto nel suo Figlio unigenito si realizzi anche nella nostra vita (Vangelo), noi che, mediante il Battesimo, siamo suoi figli adottivi (II Lettura). Non si tratta allora di insistere perché Dio si manifesti vicino a noi: egli lo è già! Si tratta di porsi nell'atteggiamento corretto di umiltà, quella stessa di Abramo di fronte a Dio mentre gli chiede pazienza con Sodoma e Gomorra (I Lettura) e di disponibilità ad accogliere in noi l'opera della sua misericordia. Dimoreranno allora nella nostra esistenza gli stessi sentimenti di Gesù, il quale, certo che Dio agiva in suo favore, rendeva grazie a lui ancora prima che le sue opere si realizzassero. Tiberio Cantaboni
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MARTA LO ACCOLSE NELLA SUA CASA MARIA HA SCELTO LA PARTE MIGLIORE
Non è infrequente che, avendo ospiti a casa, ci si divida i compiti: uno predispone ciò che è necessario per la convivialità, l'altro intrattiene l'ospitato e si interessa di ciò che ha da dire! A volte, però, ciò che prende il sopravvento è l'aspetto materiale, l'esibizione di ciò che si sa fare perché l'invitato non resti deluso dal trattamento riservato e così torni a casa contento. Rischio in cui stava incorrendo Marta che, tutta presa nei preparativi, addirittura chiede aiuto alla sorella Maria... Gesù ricorda a Marta che in quel momento una sola era la cosa essenziale: ascoltare la sua Parola ed entrare in comunione con lui. Lo dirà egli stesso nella sua predicazione: «Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e la osservano» (Le 11, 28). Il Signore Gesù mette in guardia ciascuno di noi perché cerchiamo meno "le cose di Dio" e maggiormente "Dio": la sua presenza e il suo amore! Solo stando in ascolto della sua Parola noi, come l'Apostolo, potremo divenire annunziatori del suo messaggio salvifico ed essere noi stessi presenza di Cristo per quanti incontriamo, in maniera che tutti divengano perfetti in lui (II Lettura). Tiberio Cantaboni
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UN DOTTORE DELLA LEGGE:<<CHI E' IL MIO PROSSIMO?>>
 La parabola del buon samaritano è offerta come preziosa occasione per parlare e meditare sul dovere dell'amore verso tutti gli uomini, senza distinzione di razza, di condizione sociale, di religione. Amore per gli altri che mai separa dall'amore di Dio. Poiché il Signore è sempre vicino a noi e ci colma di benefici d'ogni genere, occorre renderei conto della sua presenza e ringraziarlo con sincerità. Il libro del Deuteronomio mette in risalto come il popolo ebreo abbia costantemente tradito la Legge. Eppure, osservare i comandamenti per amore verso Dio (I Lettura) è cosa molto semplice per chi riesce ad accoglierli nel proprio cuore. Consiste nel vivere sotto lo sguardo di Dio che ci ama e ci invita a ricambiare l'amore. San Paolo, scrivendo ai Colossesi (II Lettura), esalta la figura di Cristo sia nell'ordine della creazione che in quello della redenzione: tutto è stato creato per mezzo di lui e per lui. È lo stesso Cristo che con il suo sangue ci ha liberati dai peccati, riconciliandoci con Dio. Il Vangelo ci pone di fronte all'interrogativo: fino a che punto deve arrivare l'amore per il prossimo? La parabola del samaritano lo spiega nei particolari.
DomenicoBrandolino, ss
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«ANDATE: VI MANDO COME AGNELLI IN MEZZO AI LUPI»
Il Signore Gesù invia i discepoli a due a due davanti a sé, per annunciare la Buona Novella. La stessa missione è stata affidata anche a noi cristiani di oggi. L'odierna liturgia ci invita a prenderne coscienza. Tre impegni accompagnano e qualificano la missione: la preghiera, l'annunzio, il contare sulla grazia piuttosto che sugli appoggi umani. E poi, Gesù dà anche dei consigli: perché la missione sia fonte di conforto, portatrice di gioia e di amore, deve svolgersi nella semplicità, povertà, benevolenza. Occorre, cioè, trovare la via dei cuori per aprirli al Vangelo. Gli Ebrei, ritornati dalla schiavitù babilonese, sono delusi e scoraggiati. Il profeta (I Lettura) rianima la speranza, affermando che Dio non li ha abbandonati: il suo amore è tenero, sicuro, incancellabile. San Paolo (II Lettura) scrive ai Galati dichiarando la sua fiducia nella croce del Salvatore, sola garanzia di salvezza. Essere messaggeri di Cristo (Vangelo) in un mondo che pare voler fare a meno di lui è difficile, eppure necessario. Ogni cristiano è mandato in missione dalla Chiesa, sull'esempio di Gesù Cristo mandato dal Padre.
da "la domenica" Domenico Brandolino, ssp
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«IL FIGLIO DELL'UOMO NON HA DOVE POSARE IL CAPO»
La chiamata di Dio è una "novità" non programmabile, è imprevedibile. Elia (I Lettura) getta adosso ad Eliseo il suo mantello di profeta per indicare che è chiamato al ministero: Eliseo era contadino, stava arando, non pensava a un'irruzione cosÌ straordinaria nella sua vita. Poi con l'unzione fatta da Elia diventa suo discepolo e successore. Nel Vangelo odierno l'apostolo Luca mette in luce come da questo momento in avanti tutta la vita del Signore è un unico viaggio verso Gerusalemme, dove incontrerà la morte, ma anche risorgerà. Lungo il viaggio Gesù istruisce i suoi discepoli. Il Maestro richiama alla mitezza e alla pazienza i discepoli che volevano far perire i Samaritani, a motivo del loro rifiuto. Una seconda istruzione riguarda la prontezza e la forza di decisione. Non si deve essere condizionati dai legami familiari nel seguire il Maestro. Il regno di Dio è un valore assoluto. Viene spontanea una domanda: è praticabile la via tracciata da Gesù? La soluzione ci viene offerta da san Paolo (II Lettura): è lo Spirito di Gesù, che ci vuole liberi e che ci abilita a dare una risposta alla esigente chiamata di Gesù e vivere la sua esperienza umana. da "la domenica" Orlando Zambello,ssp
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IL FIGLIO DELL'UOMO DEVE SOFFRIRE MOLTO
Con la liturgia celebriamo le domeniche ordinarie che ci aiutano a contemplare chi è Cristo e la sua missione di salvezza. Significativa la profezia del profeta Zaccaria (I Lettura). Solo alla luce del Vangelo comprendiamo che il misterioso trafitto, di cui parla il profeta, è il Cristo Signore in croce. La sua passione sfocerà nella gloria. E grazie a lui sarà riversato su Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione. E con l'apostolo Paolo (Il Lettura) scopriamo così il legame vitale tra la sua Pasqua e il nostro Battesimo. Il Battesimo ci ha inseriti in Cristo, nella sua morte e risurrezione. Grazie al Battesimo i cristiani sono rivestiti di Cristo. Tutti in Cristo siamo figli di Dio e beneficiamo nella fede della "discendenza di Abramo". L'evangelista Luca ci offre un sondaggio proposto da Gesù. Il risultato è deludente. Però, Pietro, illuminato dallo Spirito del Padre, proclama che Gesù è «Il Cristo di Dio». Ci fa meraviglia che il Maestro inviti al silenzio. Gesù non è venuto per essere un Re trionfale. E richiama che dovrà intraprendere la strada della croce, via necessaria che porta alla vita in pienezza. da " la domenica" Orlando Zambello,ssp
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LA TUA FEDE TI HA SALVATO, VA' IN PACE», DICE IL SIGNORE
IL Signore ha perdonato il tuo peccato: ecco l'assoluzione che il Signore tramite il profeta Natan concede a Davide, che ricondotto alla verità del suo cuore, si apre a Dio, confessando il suo peccato. Ma è l'evangelista Luca ad indicarci il perdono offerto da Cristo a chi sa amare, perché l'amore è già la ricerca appassionata del perdono, carico di gratitudine. Ma dove è il peccato? Non è forse nel cuore di chi nella sua coscienza è acuto nel giudicare e condannare? Di chi è convinto della superiorità dei suoi meriti e vive una fede formale, distaccata, fredda? Di chi ha l'animo cattivo e si comporta con grettezza, senza guardare dentro di sé? «Tu sei quell'uomo!». Tutti siamo "debitori" verso Dio. Il credente "perdonato" fa festa nel banchetto eucaristico domenicale per esprimere, come la donna del Vangelo, la sua gratitudine al Signore, servendolo con i segni dell'accoglienza e dell'ospitalità. L'amare "poco" è segno di una vita che non sa riconoscere l'opera creatrice e consolante di Dio che non cessa di chiamarci al suo cuore di Padre, rinnovandoci nel nostro cammino, per insegnarci ad amarlo in un perdono condiviso.
da "la domenica" Mons.Alfredo DiS tefano, Segretario CAL
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TUTTI MANGIARONO E AVANZARONO DODICI CESTE... Vertice dei sacramenti dell'Iniziazione cristiana è l'Eucaristia che ci nutre di Cristo. Nel XIII secolo la Chiesa istituì la solennità del Corpus Domini per contrastare il pericolo di eresie che negavano la presenza reale di Gesù Cristo nel pane consacrato. Il Vangelo di oggi ci introduce alla comprensione del mistero di un pane che non si esaurisce mai. Tutti i Vangeli narrano questo miracolo che non presenta solo un prodigio, ma una profezia, che anticipa il dono di Cristo, sulla croce. Come nella Cena, Gesù comanda ai discepoli di dare da mangiare, ma poi è in realtà egli stesso che dona il cibo per tutti. I verbi usati sono quelli della celebrazione eucaristica: prendere, benedire, spezzare e dare. Tutti mangiano e si saziano, perché il pane che Gesù ci dona è per tutti, ne avanza per il futuro, è garanzia di una sazietà promessa, di una vita senza affanno né dolori. Paolo precisa (II Lettura) che "ogni volta che mangiamo questo pane" noi annunciamo la morte del Signore finché egli venga. Nella comunione noi riceviamo la vita di Gesù e proclamiamo al mondo la sua vittoria sul male e sulla morte. da "la domenica" Elide Siviero
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«NON SIA TURBATO IL VOSTRO CUORE» Nella liturgia di oggi notiamo come il Signore prima di salire al cielo, ci lascia la sua parola e la sua pace. Si illumina così l'invito alla fiducia: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbiate timore». Chi ama Gesù, conserva nel proprio cuore la Parola ascoltandola con amore e realizzandola nel tessuto della vita quotidiana. È allora che Gesù e il Padre vengono ad abitare in noi. E la comunione è perfetta, perché Cristo Consolatore ci dona lo Spirito Paraclito, il quale non solo insegna la Parola, ma fa ricordare ad ognuno di noi, tutto ciò che Gesù ci ha detto e lasciato (Vangelo). La certezza che Egli abita in noi, ha condotto la Chiesa delle origini, riunita nel concilio di Gerusalemme alla decisione: i pagani convertiti al cristianesimo non sono obbligati alle osservanze giudaiche, poiché la fede in Cristo contiene la salvezza totale e definitiva (I Lettura). Quello stesso Spirito ha ispirato la Chiesa ad accogliere la novità del cristianesimo. Nella II Lettura è l'angelo dell'Apocalisse che esorta i credenti pellegrini nella storia, a contemplare la nuova Gemsalemme risplendente di gloria e già adorna come una sposa per il suo Sposo. da "la domenica" Giuseppe Lipari
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LA MISURA DELL'AMORE E' CRISTO SIGNORE La misura dell'amore è Cristo. La Liturgia di oggi si presenta all'insegna della novità pasquale: comandamento nuovo; visione nuova del dolore e della tribolazione, in cui ogni lacrima sarà tersa dagli occhi dei redenti, poiché il Padre che siede sul trono eterno rende "nuove tutte le cose". Il Vangelo narra la glorificazione di Gesù awenuta nella sua passione, morte e risurrezione. Ricolmo dell'autorevolezza di aver amato sino alla fine, ora Gesù annuncia il comandamento nuovo: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati». Questa è la verità del comandamento ultimo e definitivo: l'amore per gli altri vissuto secondo la forma e lo stile con cui Gesù ha amato i suoi. La I Lettura ricorda che se i cristiani saranno capaci di vivere questo amore senza misura né condizioni, affronteranno sofferenze e persecuzioni non come punizione divina, ma quale porta di ingresso nel Regno eterno. In questa luce Paolo e Bàrnaba esortano i credenti a restare saldi nella fede, confidando nell'aiuto del Signore glorioso. L'Apocalisse (lI Lettura) contemplala Città santa del cielo, quale sposa adorna per le nozze con il suo Sposo, negli splendori della beatitudine senza fine.
da "la domenica" Giuseppe Lipari
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«LE MIE PECORE ASCOLTANO LA MIA VOCE...» LA IV Domenica di Pasqua, denominata del "Buon Pastore",coincide con la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. In effetti la liturgia della Parola disegna la storia della vocazione cristiana in genere e di speciale consacrazione. Seguendo le tre Letture, si nota che l'itinerario vocazionale si snoda in tre momenti e contrassegnati da una manifesta gioia pasquale. Gesù pastore è uno con il Padre e con le sue pecore. Queste sono eredità del Padre, ma affidate al Figlio per esser custodite dalla sua mano sicura. Per rimanere unite a Lui, loro Re e capo, esse devono prestare ascolto docile e obbedienza pronta alla sua voce (Vangelo). La vocazione all'unità con il Padre e il Figlio, comprende i pagani, anch'essi destinatari della vita eterna. Nella I Lettura Paolo e Barnaba si trasferiscono ad Antiochia di Pisidia per rivolgersi ai pagani, i quali abbracciano la fede. La vocazione all'unità, che nella II Lettura si estende ai discepoli provenienti dal paganesimo, è già in atto nel cielo. Anche lassù l'Agnello, con il Padre, pascola una folla innumerevole vestita per la festa eterna. da "la Domenica" Sergio Gaspari, smm
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