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Liturgia
| XXIV domenica del tempo ordinario 12 settembre 2010 |
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Le parabole della misericordia raccontano della pecora perduta e ritrovata, della moneta perduta e ritrovata, culminanti nel grande affresco del Padre misericordioso (Vangelo), ciò che causa il perdono non è il pentimento, ma l'amore. Il figliol prodigo non torna perché pentito, ma solo per fame: si prepara il suo discorsetto per commuovere il padre e viene sorpreso da un abbraccio che soffoca le scuse. Il transfuga viene ristabilito nella sua dignità filiale prima che possa dirsi pentito. Con questo, Gesù ci mostra una prospettiva totalmente nuova della fede: Dio non ti perdona perché tu sei pentito, ma perché tu possa finalmente pentirti. La conversione a Dio nasce dall'esperienza diretta del suo perdono gratuito che previene i nostri passi del ritorno e ci ricostituisce nella nostra vera identità di figli. È questo il dato divino del perdono. Per noi perdonare significa non avere più nulla contro l'altro, non serbare rancore. Il perdono di Dio è qualcosa di più e di diverso. Tramite il perdono di Dio l'uomo diventa nuova creatura. Il perdono di Dio non compie magìe, ma dà all'uomo un cuore nuovo, rigenerato, capace di vivere nella grazia.
Elide Siviero |
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RALLEGRATEVI PERCHÉ HO RITROVATO LA MONETA PERDUTA