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Liturgia della Cena del Signore PDF Stampa E-mail
N o s t r o  f r a t e l l o  G i u d a

Miei cari fratelli e sorelle, è proprio una scena d'agonia e di cenacolo. Fuori c'è tanto buio e piove. Nella nostra chiesa, che è diventata il Cenacolo, non piove, non c'è buio, ma c'è una solitudine di cuori di cui forse il Signore porta il peso. C'è un nome che torna, un nome che fa spavento, il nome di Giuda, il traditore. Povero Giuda! Che cosa gli sia passato nell'anima io non lo so. E' uno dei personaggi più misteriosi che troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po' di pietà per il nostro povero fratello Giuda, non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: «Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo».
Amico! Questa parola che vi dice l'infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa anche capire perché io l'ho chiamato fratello. Aveva detto nel Cenacolo: «Non vi chiamo più servi ma vi ho chiamato amici». Gli apostoli sono diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l'amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, noi siamo sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro. Qualcheduno, però, deve aver aiutato Giuda a diventare il traditore. C'è una parola nel Vangelo che ci mette davanti il mistero del male in un modo impressionante: Satana lo ha occupato, ha preso possesso di lui.  Quanta gente ha il mestiere di Satana: distruggere l'opera di Dio, desolare le coscienze, spargere il dubbio, insinuare l'incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare il Signore dal cuore di tante creature. Questa è l'opera del male, è l'opera di Satana. Ha agito in Giuda e può agire anche dentro di noi se non stiamo attenti. Per questo il Signore aveva detto ai suoi apostoli là nell'orto degli ulivi, quando se li era chiamati vicini: «State svegli e pregate per non entrare in tentazione». E la tentazione è incominciata col denaro. Le mani che contano il denaro. Che cosa mi date? Che io ve lo metto nelle mani? E gli contarono trenta denari.
C'è qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo. Crede di aver guadagnato il posto, un po' di lavoro, una certa stima tra certi amici i quali godono di poter portare via il meglio che c'è nell'anima e nella coscienza di qualche loro compagno. Ecco, vedete il guadagno? Trenta denari! Che cosa diventano questi trenta denari? Ad un certo momento voi vedete un uomo, Giuda siamo nella giornata di domani, quando il Cristo sta per essere condannato a morte- forse lui non aveva immaginato che il suo tradimento arrivasse tanto lontano. Quando ha sentito il crucifige, quando l'ha visto percosso a morte nell'atrio di Pilato, il traditore trova un gesto, un grande gesto. Va dove erano ancora radunati i capi del popolo, quelli che l'avevano comperato, quelli da cui si era lasciato comperare. Ha in mano la borsa, prende i trenta denari, glieli butta: Prendete, è il prezzo del sangue del Giusto. Così la scena cambia. Domani sera qui, quando si scoprirà la croce, voi vedrete che ci sono due patiboli: c'è la croce di Cristo; c'è un albero dove il traditore si è impiccato. Povero Giuda, povero fratello nostro! Il più grande dei peccati non è quello di vendere il Cristo; è quello di disperare. Anche Pietro aveva rinnegato il Maestro; e poi lo ha guardato e si è messo a piangere, e il Signore lo ha ricollocato al suo posto. Tutti gli apostoli hanno abbandonato il Signore e son tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del Calvario, se lo avesse guardato a una svolta della strada della Via Crucis?...
Povero Giuda! Una croce con un crocifisso e un albero con un impiccato! Dei chiodi e una corda. Provate a confrontare questi due fini. Voi mi direte: Muore l'uno e muore l'altro! Io però vorrei domandarvi qual è la morte che voi eleggete: sulla croce come il Cristo e nella speranza del Cristo, o impiccàti, disperati, senza nulla davanti!
Perdonatemi se questa sera vi ho portato delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene a Giuda: è mio fratello! Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio -questo abbraccio di carità, quella parola amico che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo- io non posso pensare che quella parola non abbia fatto breccia nel suo povero cuore. E forse all'ultimo momento, ricordando quella parola e l'accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni! Un corteo che pare non faccia onore al Figlio di Dio, come qualcheduno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua misericordia. E adesso che ripeterò il gesto di Cristo nell'ultima cena, lavando e baciando i piedi dei nostri bambini che rappresentano gli apostoli del Signore, lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro. E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonìa, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico.
(Omelia di don Primo Mazzolari, Messa in Coena Domini, Giovedì Santo 1958)
 

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