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Educazione e denuncia ferma PDF Stampa E-mail
Il doppio ruolo pastorale della Chiesa, di Salvatore Giuliano

Il segnale dato con l'iniziativa anti-racket a Reggio Calabria  

Ancora una volta le energie sane della nostra società riescono a dare segnali di speranza in un Mezzogiorno sfregiato e umiliato dalle forze brutali della mafia e della camorra. La mobilitazione di Reggio Calabria, promossa alcuni giorni fa da 'Libera' e da tante altre associazioni, continua a suscitare un plebiscito di consensi per la denuncia del dramma del racket che non può essere tollerato e ignorato in un nessun angolo del Meridione. E la Chiesa, in prima linea, rappresentata dall'arcivescovo Vittorio Mondello e da don Ciotti, ha dato continuità a un'azione di denuncia e di proposta che ha caratterizzato la sua azione pastorale nel Sud del nostro Paese. Ci risuonano ancora nella mente e nel cuore le parole pronunciate con veemenza profetica il 9 maggio del 1993 da Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi presso Agrigento contro i mafiosi e coloro che, come loro, spendono la vita in oscure cosche malavitose, testimoniando l'appassionato anelito che deve sempre muovere la Chiesa verso la giustizia contro ogni forma di criminalità organizzata. Ma ancora più eloquente è l'esempio dei sacerdoti martiri come don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nel 1993 nella sua borgata palermitana di Brancaccio nel giorno del suo 56° compleanno o don Giuseppe Diana ucciso nel 1994 dai killer che gli spararono nella sacrestia della sua parrocchia di Casal di Principe o dei tanti sacerdoti e laici che hanno fecondato il nostro Meridione con il loro sangue e con il loro esempio di vita radicalmente evangelica. La Cei, nel suo recente documento 'Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno', ha senza mezze parole denunciato i "meccanismi perversi e malsani dell'amministrazione della cosa pubblica" che hanno dato il potere ai sistemi malavitosi della mafia e della camorra di annidarsi in profondità nel tessuto sociale sviluppandosi come un "cancro" che produce una "tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona, avvelenando la vita sociale, pervertendo la mente e il cuore dei tanti giovani, soffocando l'economia e deformando il volto autentico del Sud". La Chiesa prende sempre più coscienza che la sua opera di denuncia è essenziale perché le organizzazioni malavitose, mutando tecniche e metodi, controllano ancora in modo prepotente il nostro Mezzogiorno e nonostante l'impegno dello Stato, delle forze dell'ordine e della magistratura, siamo costretti ad assistere al rigenerarsi spaventoso e velocissimo dell'azione criminale con l'astuzia propria denunciata da Cristo stesso: "I figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce" ( Lc 16,8). Oltre ad alzare la voce in segno di dissenso e di denuncia, il ruolo della Chiesa, come sottolineano i vescovi, deve essere teso a un "preciso intervento educativo". Parrocchie, associazioni e movimenti devono sempre più cogliere l'emergenza di orientare l'educazione delle nuove generazioni comunicando un profondo senso civico e rifiutando ogni mentalità che possa creare stili mafiosi e camorristici.
La tentazione di sminuire i fenomeni della camorra, della mafia, della 'ndrangheta e delle altre losche organizzazioni o di non parlare più del problema, perché ritenuto quasi un male atavico e invincibile, deve cedere a uno stile di annuncio evangelico. Ogni cristiano, come San Giovanni Battista, dovrà poter dire ad alta voce il suo "Non ti è lecito!" ( Mc 16,18) opponendosi a coloro che vivono nell'ingiustizia e contemporaneamente tenendo l'indice proteso su Cristo che è la vera Via da seguire per rinnovare questo mondo, il solo che può realmente condurre i nostri passi sulla via della pace.
 

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