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| Un bidone da 118 milioni di dollari. «Paghino i petrolieri» |
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Il Manifesto
Il governo degli Stati uniti prevede di spendere 118 milioni di dollari per far fronte al danno provocato dall'attuale marea nera nel Golfo del Messico, cioè gli interventi di bonifica e i risarcimenti. E' la cifra indicata nella proposta di legge «sulle misure da adottare in caso di dispersioni di petrolio», presentata ieri dalla Casa Bianca. Quei 118 milioni sono una cifra una tantum per questo specifico caso, ha spiegato ieri un dirigente dell'Ufficio per il budget del governo federale, Jeff Liebman. E sarà in gran parte coperta da Bp, proprietaria del pozzo all'origine del disastro. La legge, che andrà al Congresso per essere discussa e approvata, propone però anche alcune misure che varranno per il futuro. Una è di aumentare di un centesimo a barile la tassa che le compagnie petrolifere già pagano per finanziare un «Fondo per i danni provocati da dispersioni di petrolio», cioè per far fronte ai danni ambientali delle loro operazioni: la proposta è di portarla da 8 a 9 centesimi per barile di greggio estratto. La bozza di legge inoltre aumenta il tetto dei risarcimenti dovuti dalla compagnia petrolifera responsabile di danni economici in caso di disastro ambientale (in questo caso Bp), oltre a istituire un sussidio di disoccupazione fino a 26 settimane per chi perde il lavoro causa dispersione di petrolio e aumentare i fondi per le ispezioni di sicurezza. La legge sui disastri da petrolio arriva al Congresso insieme a quella - da tempo attesa - sul cambiamento del clima e l'energia, presentata ieri al Senato dai suoi primi firmatari, John Kerry e Joe Lieberman. E' la legge che delinea la politica degli Usa in materia di consumi energetici, risparmio, fonti rinnovabili, tassazione energetica - e quindi obiettivi di taglio delle emissioni di gas di serra: insomma, ciò che mancava agli usa per assumere dei seri impegni nei prossimi negoziati mondiali sul clima. La Casa bianca ieri ha promesso che lavorerà per farla approvare al più presto. Per il secondo giorno consecutivo i dirigenti di Bp, Transocean e Halliburton sono stati chiamati a rispondere alle domande del congresso sul disastro del Golfo del Messico, dove il petrolio continua a sgorgare dopo l'esplosione di una piattaforma petrolifera il 20 aprile. Dopo il Senato, ieri era la Camera dei rappresentanti. E qui il deputato Bart Stupak, presidente di una commissione d'inchiesta, ha accusato: le indagini rivelano che c'era un difetto nel sistema idraulico della speciale valvola a cui è affidata la chiusura del pozzo in caso di esplosione: «La sicurezza di quel pozzo era basata su un meccanismo perdeva ed era difettosa». Il tentativo di mettere fine alla fuoriuscita con un «tappo» d'acciaio era in corso ieri, il secondo tentativo simile in pochi giorni, e l'esito è ancora incerto. La marea nera intanto ha toccato la costa in tre punti: le isole Dauphin (Alabama), le Chandeleur (Louisiana) e il South Pass-Port Eads, zona remota della costa della Louisiana. Mentre i venti di sud-ovest stanno spingendo altro petrolio verso la costa. |
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