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Liturgia
| Ecco come vivono i "nuovi poveri" |
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Politici aprite gli occhi di Maurizio Patriciello Avvenire - 24 luglio 2010 Radicate sul territorio come vecchie querce, da tempo le parrocchie avevano lanciato l'allarme: nel Sud la gente muore di fame. Letteralmente. Non erano a conoscenza dei dati Istat diffusi in questi giorni relativamente alle 'fragilità' diffuse nella società italiana, e nemmeno avevano bisogno di scorrerli: conoscono i poveri, i loro indirizzi, le loro storie. A chi povero lo è sempre stato, non potendo contare su un reddito sicuro, si sono aggiunti negli ultimi anni qui nel nostro Sud (e non solo) i 'nuovi poveri', coloro che vanno perdendo il lavoro. Tra essi tanti giovani sposi che avevano messo su casa con mille sacrifici e altrettanti debiti. Gente con tanta volontà di lottare e sudare, e ostinati a voler vivere onestamente. Oggi, per quanto si diano da fare, non riescono a trovare un'occupazione, benché umile e precaria, che gli consenta di poter tirare avanti senza arrossire. Hanno contratto debiti che non possono onorare e messo al mondo bimbi che non riescono a nutrire. Cari giovani, creatori di nuova, necessaria umanità: invece di essere incoraggiati, venite spinti ai margini di questa nostra strana società. "Mettiamo le coperte alle finestre per non far vedere, ai creditori che vengono a cercarci, che siamo in casa", mi ha detto un uomo, già piccolo imprenditore. C'è chi, sposato da pochi anni, ha smantellato la nuova casa, svenduto per pochi soldi i mobili seminuovi ed è tornato a vivere con i genitori. Ancora una volta la famiglia si è rivelata una roccaforte, un baluardo, in questa tempesta che li ha condotti al naufragio. Stretti intorno ai loro figli, i genitori invitano a fare quadrato in attesa di tempi migliori. Arriveranno? In molti, la crisi economica ha spento purtroppo anche la speranza nel futuro. In queste case i bambini studiano poco e male. Tanti di essi quest'anno non sono stati promossi. Per studiare occorre un clima sereno, e nelle case dei poveri spesso regnano nervosismo e depressione. I giovani, cresciuti in fretta insieme alle esigenze della loro età, affollano le strade. Sono forti, belli, e annoiati. Stare senza far niente da mattina a sera per loro è pericolosissimo. Pessima maestra è la strada. Propone e ammalia; illude e rovina. L'estate quest'anno è proprio torrida e ognuno si difende come meglio può. Altrove le città si svuotano, la gente parte per le ferie. Per gli abitanti dei quartieri di periferia delle città del Sud la vacanza è un lusso che non possono permettersi. I bambini piangono, vogliono andare al mare. Le mamme allora hanno sistemato, sui marciapiedi sotto casa, piscine in plastica di ogni tipo e dimensione. I piccoli, almeno, vi troveranno un minimo di ristoro, mentre ambulanti improvvisati, senza alcun permesso, si industriano a vendere qualcosa da mangiare e bere. La parrocchia-quercia veglia su questi suoi figli. Più di tanto non può fare, anch'essa è povera tra i poveri: però, almeno, un piatto lo assicura a tutti. Assistenzialismo? So bene che molti storcono il naso: ma costoro forse non sanno cosa vuol dire per un padre non poter comprare un gelato al figlio, né correre in farmacia per assicurare le medicine all'anziana mamma. Intanto si mangia e si riprende forza, come il profeta Elia, per poter affrontare di nuovo il cammino e non fare gesti scellerati. Poi si continuerà a lottare per una vita dignitosa, mentre qualcuno, sdraiato al sole e a stomaco pieno, vorrebbe convincerci che la povertà è solo un ricordo dei tempi che furono e, se nel nostro Sud ancora se ne avverte il morso, è solo per l'inettitudine dei meridionali. Quanto a noi, osiamo semplicemente sperare che i dati Istat facciano riflettere chi governa e siede nelle assemblee elettive, convincendoli a tentare l'impossibile per frenare questa pazza corsa della povertà verso la più nera miseria. |
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