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La crisi presenta il conto di Walter Nanni ItaliaCaritas - luglio/agosto 2010 L'Istat, nel Rapporto sullo stato del paese, individua il segmento sociale più colpito dalla recessione. L'occupazione giovanile cala drasticamente. E per la prima volta da due decenni diminuisce il reddito delle famiglie Il Rapporto Istat 2010 sulla situazione del paese offre numerosi dati che descrivono in modo aggiornato gli effetti della crisi economica sulle famiglie italiane. Secondo l'Istituto nazionale di statistica, sono i giovani il segmento sociale più colpito dalla crisi. Infatti nel 2009 si è registrata una significativa flessione degli occupati tra i 18 e i 29 anni: 300 mila in meno rispetto al 2008, dato che assorbe il 79% del calo complessivo dell'occupazione. Dopo il moderato calo tra 2004 e 2008 (dal 49,7 al 47,7%), il tasso di occupazione dei 18-29enni è sceso, in un solo anno, al 44%: una caduta tre volte superiore a quella del tasso di occupazione totale. Il fenomeno è dovuto anche al forte calo del lavoro atipico (-110 mila unità), settore nel quale i più giovani risultano maggiormente impiegati. La flessione dell'occupazione per chi ha un titolo non superiore alla licenza media è critica (-11,4%), ma è rilevante anche per diplomati (-6,9%) e laureati (-5,2%). I figli che vivono nella famiglia di origine, spesso impegnati in lavori temporanei e con bassi profili professionali, sono i più colpiti dal calo dell'occupazione: -332 mila unità; in particolare il tasso di occupazione dei figli 15-34enni, pari al 36,1%, cala di oltre tre punti percentuali rispetto al 2008. Per i genitori, sostenuti dalla cassa integrazione in misura maggiore, la flessione è stata meno acuta (dal 65,4 al 64,8%). La quota di 18-34enni, celibi e nubili, che rimangono in famiglia per motivi economici è cresciuta dal 49% del 1983 al 58,6% nel 2009; tra i motivi più segnalati, spiccano le difficoltà di trovare un'abitazione adeguata (26,5%) e quella di trovare lavoro (21%). Un fenomeno particolarmente rilevante riguarda i giovani cosiddetti né-né. Oltre 2 milioni di 15-29enni (il 21,2% del totale) risultano infatti fuori dal circuito formazione-lavoro: non lavorano e non frequentano alcun corso di studi (Not in education, employment or training - Neet). Indifesi di fronte a imprevisti e mutui I dati sono allarmanti anche per quanto riguarda le famiglie in generale. Per la prima volta dall'inizio degli anni Novanta, nel 2009 è diminuito il reddito disponibile in termini correnti delle famiglie consumatrici (-2,7%). Considerando la variazione dei prezzi, il potere d'acquisto ha subito una riduzione del 2,5%, proseguendo la tendenza avviatasi nel 2008 (-0,9%). La riduzione del reddito disponibile ha tratto origine dalla contrazione del reddito primario, dovuta in modo consistente al decremento dello 0,7% dei redditi da lavoro dipendente, che contribuiscono per oltre il 55% al reddito primario delle famiglie. Sono invece cresciute in misura significativa le risorse percepite tramite cassa integrazione e assegni di integrazione salariale: oltre 3,5 miliardi di euro in più rispetto al 2008. Alla diminuzione del reddito familiare si accompagnano spesso situazioni di disagio economico. Secondo i dati provvisori dell'indagine Eu-Silc, nel 2009 il 15,3% delle famiglie presenta tre o più categorie di deprivazione. Tale valore è marcatamente più elevato tra le famiglie con cinque o più componenti (25,5%), residenti nel mezzogiorno (25,3%), con tre o più minori (29,4%) e che vivono in affitto (31,4%). A parità di altre condizioni, il passaggio dall'occupazione alla cassa integrazione non ha avuto effetto sull'entrata in deprivazione. Tra 2008 e 2009 è invece cresciuto il numero di famiglie indifese nel far fronte a spese impreviste (dal 32 al 33,4%), in arretrato col pagamento di debiti diversi dal mutuo (dal 10,5 al 13,6% di quelle che hanno debiti) e che si sono indebitate (dal 14,8 al 16,4%). |
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